3 dicembre 2009

0005 [SQUOLA] Zevi e Scarpa, disegnare, disegnare, disegnare

Durante uno scambio di commenti con Michele Sacco su Facebook a proposito della nota 0034 [SPECULAZIONE] L'architettura globale secondo Marc Augé, mi ha raccontato un aneddoto che pubblico fedelmente.
Chiarisco, ciò che mi ha colpito non è la retorica del ‘si stava meglio prima’ o dei ‘vecchi maestri’ ma l’idea che per essere dei buoni architetti occorre una sapiente conoscenza che si sviluppa nel tempo.
Questa conoscenza è mediata dal disegno attento e meticoloso.
L’architetto deve saper rappresentare su carta la propria idea utilizzando qualsiasi supporto a sua disposizione.
Possedere la tecnica del disegno (dallo schizzo a quello tecnico che derivi dal tecnigrafo o dal CAD non importa) significa conoscere la sintassi per immaginare un buon progetto.
Una sintassi che ancora oggi va stimolata attraverso l’analisi visiva (processo di ridisegno) delle architetture.


di Michele Sacco

L'inverno scorso a cena davanti ad una pizza di ritorno dal cantiere del rifugio ad Arabba, l'architetto Nerino Meneghello mi raccontò quest’aneddoto tratto dalla sua esperienza universitaria, mi commossi profondamente, anche perché avevo appena finito di preparare la visita con il gruppo OhA! (ndr qui il manifesto dell'associazione) ad alcune opere di Scarpa e Palladio!
Devi sapere che Nerino, essendo figlio di un sottoufficiale dei carabinieri, ha trascorso la sua infanzia e adolescenza in Sicilia tra Petralia Soprana, Isnello, Cefalù e Palermo, tornando in Veneto solo per frequentare il liceo classico a Conegliano nel 1949 e nel 1954 s’iscrisse all'università di Architettura di Venezia.
Il primo anno ebbe come professore di storia dell'architettura Bruno Zevi. L'università in quegli anni era molto concreta e pratica (chi si laureava allora si sapeva calcolare le strutture, risolvere qualsiasi problema tecnico, durante l'anno c'erano molte prove ex tempore che allenavano a risolvere i problemi in tempi brevi) e nel corso di storia Zevi faceva rilevare e restituire graficamente un'opera di architettura concordata con gli studenti.
Nerino e il suo amico di Udine, Vittorio Zanfagnini, scelsero un'opera di Vasari, ma venendo entrambi dal liceo classico non conoscevano nulla di disegno tecnico e geometrico.
Durante la prima revisione gli studenti appesero i loro disegni e Zevi passando davanti alle tavole di Nerino e Vittorio, si soffermò per pochi secondi, informatosi da che scuola superiore provenissero e gli consigliò vivamente di cambiare facoltà... Nerino non si arrese e seguì per l'aula Zevi per avere spiegazioni, mentre Vittorio si sedette sotto le tavole inchiodate al muro, sconsolato e avvilito, tenendo i gomiti sulle ginocchia.
In quel momento entrò nell'aula Carlo Scarpa, aveva un piede ingessato e camminava aiutandosi con un bastone, vide le tavole di Nerino e Vittorio ed esclamò qualcosa tipo «di chi sono questi obbrobri?», nel sussulto sollevò il bastone per indicare il disegno, ma involontariamente lo stracciò... a quel punto Scarpa probabilmente dispiaciuto di aver distrutto il disegno dei ragazzi, si sedette con loro e li invitò per la mattina successiva nella sua casa studio di Venezia per dare a loro lezioni personali di disegno.

La mattina dopo alle 12 i due giovani si presentano a casa di Scarpa, apre loro la porta Tobia che così risponde ai due ragazzi: «me pare ancuo no g'ha voia de fare un casso, xe ancora ntel let a gratarse i coionj» (perché Scarpa era un tipo artistico, diciamo!).
Nel pomeriggio invece Scarpa li accolse e consigliò loro, per il corso di Zevi, di lasciar perdere l'edificio di Vasari (troppo complicato e lontano) e di rilevare invece Villa Lippomano di Longhena a Conegliano.
Così iniziano a seguire i suoi insegnamenti e lo incontrano regolarmente nella sua casa studio.
Nerino si ricorda ancora della bravura di Scarpa, che durante uno di questi incontri corresse loro il disegno delle volute di una colonna della villa, tornando in sito verificavano che Scarpa aveva ridisegnato il capitello perfettamente senza vederlo!!!

All'esame di storia con Zevi poi presero 30 e Lode e qualche giorno dopo, mentre passeggiavano per le calle di Venezia, spuntò Scarpa da un ponte e da lontano li riconobbe e sorridendo urlò «NON VE LO MERITATE!!!!!»

3 dicembre 2009

Intersezioni --->SQUOLA

Come usare WA ---------------------------------------------------Cos'è WA

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N.B.: SQUOLA è un errore voluto ed è semplicemente il nome della rubrica

38 commenti:

  1. 1° di Facebook
    Copio e incollo i commenti di facebook, una piattaforma complementare al blog che facilità l’interazione con gli utenti ribaltando la logica del classico blog. Quest’ultimo legato alla serendipità e alla fidelizzazione, al contrario di FB che è ristretto ad alcuni amici selezionabili dall’utente che attraverso specifiche del programma coinvolge alcuni ‘amici/lettori’.

    Renzo Marrucci: Niente di particolare... Importante per Sacco certamente!

    Michele Sacco: Sicuramente Renzo ha ragione nel dire che non è nulla di speciale, se non per noi che amiamo Scarpa e Zevi e la Sicilia, ma per chi non ne è coinvolto sentimentalmente...

    Salvatore D'Agostino: Renzo,
    dal vocabolario Garzanti ----> Aneddoto:
    s. m. episodio marginale, generalmente poco noto ma curioso, della storia o della vita privata di un personaggio importante;
    Mi piaceva stimolare delle riflessioni, non ho pubblicato un saggio.
    Mi piaceva ricordare delle persone ‘note’ e il lavoro di architetti ‘curiosi’ che amano il proprio mestiere.
    Mi dispiace non sono un giornalista che/di grida/o, amo la gente, quella vera che lavora ‘professionalmente’ ai margini con molta fatica.
    Me ne frego altamente dell’accademica ‘autoreferenziale’ e del potere ‘dell’amico dell’amico’.
    Inoltre non m’interessa ‘sparare cavolate’ pur di essere ascoltato.
    Mi piace fare domande e ascoltare. E se è possibile stimolare dibatti.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    Salvatore D'Agostino: Michele,
    ripeto è un aneddoto.
    Sempre dal vocabolario Garzanti: per estens., breve racconto in forma arguta e piacevole.
    A mio parere questo racconto non solo è sentimentalmente ‘umano’. C’è molto di più.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    Guido Aragona: Bello, bello

    Renzo Marrucci: Forse sono stato sbrigativo... chiedo scusa!

    Renzo Marrucci: No No! guarda non è così... non prenderla male per cortesia... Fatti così o anche diversi mene sono capitati infiniti non solo con Zevi... potrei scriverci un libro ma credo che siano interessanti nella nostra esistenza perchè legati ad un momento o ad un periodo della esperienza... ed è chiaro che ce li portiamo dentro con emozione e riferimento... Questo è chiaro ! Personalmente io non li esibisco se non proprio in episodi calzanti e illuminanti... direi in modo centrato...
    Non volevo fare il cattivo... volevo mettere in vista l'opportunità... in tono privo di fronzoli... perdonato?

    Michele Sacco: Perdonatissimo!!! Abbiamo perdonato Marrazzo figurati se non perdonero Marrucci! :-)

    Renzo Marrucci: Bravo Sacco... !

    Emmanuele Pilia: Come abbiamo perdonato Marrazzo? :)

    Renzo Marrucci: Ma no! questo è per dire quanto è grave dire quello che si pensa un po bruscamente... dai!

    Salvatore D’Agostino: ---> Che dirvi,
    è un aneddoto, a me interessava stimolare la conversazione sull’essenza dell’architetto cioè il disegno.
    Ogni epoca ha avuto metodi diversi di rappresentazione che hanno influito - non di poco - a evolvere i codici architettonici (a tal proposito si può leggere ‘Geometria Nell'immagine Storia Dei Metodi Di Rappresentazione’ in tre volumi edito dall’UTET).
    Come dico nell’abstract «Possedere la tecnica del disegno (dallo schizzo a quello tecnico che derivi dal tecnigrafo o dal CAD non importa) significa conoscere la sintassi per immaginare un buon progetto».
    Io credo che la diffidenza di molti architetti nei confronti di ‘alcune architetture’ derivi dalla mancanza di conoscenza tecnica e pratica dei CAD.
    Il CAD è un metodo di rappresentazione che com’è avvenuto per l’invenzione della prospettiva sta cambiando i codici architettonici.
    Zevi e Scarpa conoscevano bene la lezione del disegno, come la conoscono Cecil Balmond e Francois Roche.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  2. In tema di "carramba che sorpresa", potremmo disquisire a lungo!Ahimè, l'aura dei personaggi che hanno determinato con la loro opera pezzi unici e di riferimento fa, sempre, grande tenerezza. Anche scambiare "quattro chiacchere con Koolhaas, come mi capitò qualche anno fa alla biennale di Venezia, o farmi fare uno schizzo da Siza, sono esperienze intime che, secondo me, trovano significato, se volete, di crescita ma soltanto personale. Ricamarci sopra è gossip! E che noia reiterare che il disegno è lo strumento di riferimento per noi architetti! Ma come il modello, il randering, l'animazione, la scenografia, i films, la lettura, eccetera! O siete relegati ancora al veteroschizzo?

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  3. Lo schizzo di studio o disegno a mano libera non è forse lo strumento più veloce (quello che più si avvicina alla velocità della mente) che abbiamo per fissare l'idea, controllarla, ecc.?
    Non vedo come se ne possa fare a meno per progettare! Il progetto allo stato embrionale non può che essere partorito dal disegno veloce a mano!
    Sicuramente rendering, filmati, ecc aiutano, ma più la rappresentazione del progetto che il suo concepimento.
    Questo almeno è quello che io ho sempre vissuto nella mia esperienza, ma vivendo in provincia potrei non essere aggiornatisimo e me ne scuso.
    Sono molto interessato da questa idea di progettare senza matita.

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  4. 2° di Facebook

    Guido Aragona: Bello, bello
    Gio alle 15.43

    Renzo Marrucci: Forse sono stato sbrigativo... chiedo scusa!
    Gio alle 16.22

    Renzo Marrucci: No No! guarda non è così... non prenderla male per cortesia... Fatti così o anche diversi mene sono capitati infiniti non solo con Zevi... potrei scriverci un libro ma credo che siano interessanti nella nostra esistenza perchè legati ad un momento o ad un periodo della esperienza... ed è chiaro che ce li portiamo dentro con emozione e riferimento... Questo è chiaro ! Personalmente io non li esibisco se non proprio in episodi calzanti e illuminanti... direi in modo centrato...
    Non volevo fare il cattivo... volevo mettere in vista l'opportunità... in tono privo di fronzoli... perdonato?
    Gio alle 16.35

    Michele Sacco: Perdonatissimo!!! Abbiamo perdonato Marrazzo figurati se non perdonero Marrucci! :-)
    Gio alle 16.46

    Renzo Marrucci: Bravo Sacco... !
    Gio alle 16.53

    Emmanuele Pilia: Come abbiamo perdonato Marrazzo? :)
    Gio alle 21.30

    Renzo Marrucci:
    Ma no! questo è per dire quanto è grave dire quello che si pensa un po bruscamente... dai!
    Ven alle 0.22

    Salvatore D'Agostino: ---> Che dirvi,
    è un aneddoto, a me interessava stimolare la conversazione sull’essenza dell’architetto cioè il disegno.
    Ogni epoca ha avuto metodi diversi di rappresentazione che hanno influito - non di poco - a evolvere i codici architettonici (a tal proposito si può leggere ‘Geometria Nell'immagine Storia Dei Metodi Di Rappresentazione’ in tre volumi edito dall’UTET).
    Come dico nell’abstract «Possedere la tecnica del disegno (dallo schizzo a quello tecnico che derivi dal tecnigrafo o dal CAD non importa) significa conoscere la sintassi per immaginare un buon progetto».
    Io credo che la diffidenza di molti architetti nei confronti di ‘alcune architetture’ derivi dalla mancanza di conoscenza tecnica e pratica dei CAD.
    Il CAD è un metodo di rappresentazione che com’è avvenuto per l’invenzione della prospettiva sta cambiando i codici architettonici.
    Zevi e Scarpa conoscevano bene la lezione del disegno, come la conoscono Cecil Balmond e Francois Roche.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino
    Ven alle 9.43

    RispondiElimina
  5. Renzo Marrucci: Caro Salvatò allora non hai ben compreso l'importanza della capacità di disegnare. E' questa miconoscenza è oggi molto diffusa e da questa deriva il dilagare della incredibile leggerezza dell'essere in architettura. Non solo in architettura però!
    Invade a diffusione perchè l'illusione di fornire dei mezzi, degli strumenti, che ti illudono, cioè solo illudono i meno dotati di padroneggiare lo spazio e la sensibilità espressiva dell'arte.
    ha consentito ad un a marea di persone la illusione della possibilità di credere... In realtà ha solo massimizzato e banalizzato il mercto e la materia del ensare architettura...
    Il discoros può chiudersi quì per uno che sa pensare e capisce l'importanza del disegno e dell'arte come materia primaria di lettura del mondo e della realtà.
    Un esempio a portata di mano è l'esperienza di Giovanni Michelucci che moltstudiano,sembrerà assurdo, ma senza capire!
    Ven alle 11.18


    Michele Sacco: "L'Arte come lettura del mondo": perfetto e bellissimo!
    Non sono un progettista esperto come voi, ma esprimo ugualmente la mia idea: VEDO TRE MOVIMENTI LEGATI AL SAPER DISEGNARE/SCHIZZARE, ugualmente importanti:

    1 Il ridisegno delle opere realizzate di qualità, al modo per esempio del Palladio (ho visto la mostra di Vicenza dell'anno scorso), Palladio in un foglietto davanti ad una rovina romana o un palazzo di Bramante o Michelangelo lo studiava ricavandone a mano libera: pianta, prospetto, sezione, dettagli significativi, vista prospettica d'insieme!
    Il disegnare ci permete di capire dove la semplice attività celebrare ci limita, in più una cosa disegnata non ce la dimenticheremo mai ed entra in noi come materia riutilizzabile per le nostre creazioni.

    2 Lo schizzo ci permette in tempo reale di fissare un idea quando dobbiamo progettare! E' un collegamento al mondo delle idee (platone). Lo schizzo è molto più vicino al futuro edificio realizzato di quanto lo siano i disegni tecnici (seppur indispensabili ed imprescindibili) è una cosa sacra!

    3 Durante il progetto in tutte la fasi dal progetto d'insieme al singolo dettaglio lo schizzo ti permette di controllare con la tridimensionalità la correttezza di quello che stai elaborando coi disegni tecnici che sono bidimensionali.

    p.s.: i rendering e le modellazioni 3D, dalla mia esperienza, non servono a migliorare la qualità del progetto, perchè per farli il progetto deve essere già definito! Vanno bene per far vedre a chi non è del settore come l'edificio sarà..
    Ven alle 13.31


    Paolo De Gasperin: Caro Salvatore, in seguito alla pubblicazione dell'aneddoto Scarpa-Zevi, Gianfranco Arzenton collaboratore di Gellner ne ha tirato fuori un'altro ancora più bello eccolo:
    "Durante la progettazione della chiesa di Corte di Cadore di Borca, sulla terrazza dello studio Gellner di Cortina arrivarono dei corvi che si appollaiarono sul parapetto del poggiolo. Carlo Scarpa che stava disegnando li vide e urlò: Gellner, Gellner, Gellner ci sono le aquile!!! Vieni a vedere!!! Era matto, ma geniale."
    Ven alle 14.07


    Paolo De Gasperin: Con lo schizzo che e' espressione grafica personale di chi lo fa' si possono cogliere alcuni aspetti ( spirito , emozioni , sensazioni , impressioni ) del luogo in cui sara' realizzato l' edificio anche in relazione con il contesto .
    Ven alle 20.52

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  6. 4° di Facebook

    Renzo Marrucci: Più che schizzo di dice studio. Da non confondersi con gli ideogrammi scritti di alcuni star architet... Lo schizzo è estemporaneo cioè riproduce in modo spontaneo e descrittivo una idea mentre lo studio forma una idea, la insegue e la matura nella serie degli studi che seguono e non sono mai isolati ma una continuità elaborativa, riflessiva, che esprime e matura il tipo o archetipo che poi prosegue la sua maturazione nella fasi successive del plastico e del progetto in un itinere creatico e compositivo autentico... Vedi appunto Michelucci o altri.
    Ven alle 21.54

    Michele Sacco: Sul "disegnare" Maurizio Zappalà scrive nel blog di Salvatore:
    "...E che noia reiterare che il disegno è lo strumento di riferimento per noi architetti! Ma come il modello, il randering, l'animazione, la scenografia, i films, la lettura, eccetera! O siete relegati ancora al veteroschizzo?".
    Caro Maurizo, lo schizzo di studio o disegno a mano libera non è forse lo strumento più veloce (quello che più si avvicina alla velocità della mente) che abbiamo per fissare l'idea, controllarla, ecc.? Non vedo come se ne possa fare a meno per progettare! Il progetto allo stato embrionale non può che essere partorito dal disegno veloce a mano! Sicuramente rendering, filmati, ecc aiutano, ma più la rappresentazione del progetto che il suo concepimento. Questo almeno è quello che io ho sempre vissuto nella mia esperienza e credo, ma sono molto interessato da questo "progettare senza matita".. vorrei capirlo, vedere chi lo usa e con che risultati.
    Ieri alle 19.50


    Renzo Marrucci: Dispiace dovere dire che non è assolutamente noioso ma importante ribadire certi concetti sul disegno poichè da quello che leggo quì mi sembra che ce ne sia una forte necessità.
    La disponibilità al confronto è una necessità e senza questa non vi è spazialità... cioè non c'è dialogo...
    Parlare epr esempio di velocità è per il mio modo di intendere davvero riduttivo e assai sconcertante. Nessuna velocità appartiene al disegno neanche più estemporaneo... Il senso pratico spedito del disegno non ha nulla a che vedere con la sua capacità di archetipo dell'idea o della riflessione maturata nella coscienza di un 'architetto... La fase dello studio vale ed è sintomatica della qualità di un percorso di uomo sin dai suoi primi accenni ma che non hanno nulla a che vedere con la prestanza veloce ecc... sono infatti momenti di flagrante sintesi... seguita da una riflessiva maturazione di esperienza interiore...altro non è... se non una vuota e superficiale anche praticamente utile manifesttazione grafica.
    Ieri alle 20.17


    Michele Sacco: Scusa Renzo, aiutami a capire bene, non mi sembra di essere così distante da te (forse solo come spessore culturale, pazienza) tu parli della "capacità archetipa del disegno" ed io di "gesto sacro di collegamento al mondo delle Idee"...
    Parlando di "velocità" forse sbagliavo, avrei dovuto dire forse risonanza col mondo interiore (spirituale, archetipo, ecc).
    Tu hai molta più esperienza di me, se vuoi AIUTAMI A CHIARIRE QUESTI CONCETTI, mi sembra che nel progetto le idee (che ti fanno sobbalzare dalla felicità!) giungano come illuminazioni (dopo più o meno lunga riflessone, sedimentazione, duro lavoro...), talmente rapide che ci vuole qualcosa di rapido per fissarle prima che svaniscano e tornino nell'arcano da dove son venute. Questa caratteristica delle intuizioni che impropriamente chiamavo velocità è invece: "tempiternità", "atemporalità", "eterno presente".
    Vorrei chiarirmi questo però: le intuizioni arrivano grazie al disegno cioè "all'intelligenza della mano", oppure il disegno solo le fissa? non mi è chiaro insomma...
    11 ore fa

    RispondiElimina
  7. 5° di Facebook

    Michele Sacco: In un intervista, Le Corbusier, parlando del processo creativo, disse che lui non si metteva a disegnare fino a quando non sentiva dentro di se "precisamente" quello che doveva disegnare! Non cercava la soluzione che ancora non c'era nel foglio bianco! Operava in questo modo: immagazzinava dati, problemi, esigenze, riguardo al tema del progetto poi le lasciava sedimentare in se stesso e solo quando questi dati apparente confusi si fondevano in lui in questo qualcosa di nuovo organico allora lo fissava col disegno!
    11 ore fa

    Renzo Marrucci: La mano non è staccata dal cervello dal cuore e dalla capacita sensibile dell'uomo... è il mezzo per esternare... Ma non esterna se non matura il processo della rifessione che poi spinge a tradurre, a materializzare... concretizzare li idee e a cercare sulla carta o... su altri supporti... il primo tipo, la prima gestazione della idea...
    Nel momento della materializzazione della idea... inizia la
    verifica e l'evoluzione che si attua attraverso il disvelarsi e nel caso del progetto ecc... la prima flagrante gestazione che la mano manda avanti... nel suo sviluppo e sinergia...
    E' una sinergia che si trasmette nel disegno e nell'atto del disegnare a cui tutto partecipa... econtribuisce...
    10 ore fa

    RispondiElimina
  8. 6° di Facebook

    ----> Renzo,
    mi dispiace, ma il tuo ragionamento è basato su codici critici che non sono più comprensibili.
    Chris Anderson direttore di Wired e teorizzatore della ‘coda lunga’ afferma che la scrittura abbia subito un forte cambiamento poiché la scarsità di divulgazione ‘della carta’ non è uguale all’abbondanza di divulgazione ‘del Web’: «È soltanto la natura del mondo ibrido in cui stiamo entrando, dove scarsità e abbondanza coesistono fianco a fianco. Siamo bravi a pensare in termini di scarsità: è il modello organizzativo del Ventesimo secolo. Ora dobbiamo diventare bravi a pensare all’abbondanza».
    La scrittura digitale (per gli architetti digitali), non cambia, resta il disegno.
    Capire questo cambio di paradigma è fondamentale.
    Gli architetti ‘digitali’ non sono dei disegnatori di videogame e tanto meno nerds asociali.
    Il loro disegnare al ‘CAD’ (ovvio mi riferisco agli architetti bravi) non è diverso dalla meticolosa accortezza suggerita da Zevi-Scarpa ai loro studenti.
    Occorre capire meglio la nostra epoca ‘della complessità e dell’abbondanza’ evitando le vecchie tassonomie, studiando i codici digitali senza pattinarci sopra, ignorandone i contenuti.
    Il disegno è geometria.
    I CAD non sono intuitivi (luogo comune dell’architetto poco avvezzo allo strumento) ma contengono la sintassi della ‘geometria’ l’unica comprensibile dai ‘muratori’ per la messa in opera.
    Questa va studiata bene, altrimenti si rischia di scadere nell’archipop (inteso nella sua versione imitazione banale di codici alla moda).
    Io nutro profondo rispetto nei confronti degli architetti ‘bravi’ che invece di perdere tempo nella predica del verbo architettonico, lavorano con determinazione sul territorio.
    L’architetto bravo non ha bisogno di essere codificato, può disegnare tutto a matita, a china o al CAD, questo non importa.
    Si riconosce perché sa leggere e fare architettura.
    Si riconosce anche perché è odiato dagli edili la vera casta intoccabile dell’antiarchitettura in Italia.
    Poiché agli edili non interessa il disegno architettonico ma il capitolato d’appalto.
    …ma questa è un’altra storia.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    RispondiElimina
  9. 7° di Facebook

    ----> Michele,
    la triade da te elencata è la stessa amata dagli architetti nativi digitali.
    Introduco questo termine ‘nativi digitali’, cioè la generazione che è nata nell’era del Web, per capirci meglio, poiché è una generazione che si distingue dai ‘tardivi digitali’’ ovvero i nati prima dell’avvento del Web che hanno dovuto apprendere strumenti e linguaggi totalmente estranei alla loro esperienza formativa.
    (vedi: Palfrey, John e Gasser, Urs 'Nati con la rete. La prima generazione cresciuta su Internet. Istruzioni per l'uso' BUR, 2009, € 12,50)
    Come suggerisce Alessandro Baricco inutile erigere delle barricate, occorre capire cioè che sta avvenendo.
    I nativi digitali processano il progetto con altri strumenti non sostituitivi ma complanari.
    Noi tutti viviamo nell’epoca della complanarità, cioè tardivi e nativi digitali che vivono nello stesso piano spaziale.
    Wilfing Architettura nasce con questo intendo, cerca d’interrogarsi su questi temi, non erigere barricate, cerca di colloquiare con gli attori (non banali) di questo cambiamento.
    Io credo che non sia vero che gli strumenti digitali siano solo ‘freddi strumenti’ (ma ne parleremo meglio in altre note).
    Io ritrovo la stessa passione di Scarpa in alcuni architetti spesso etichettati come archistrar o modaioli.
    Etichette che non servono per capire i processi architettonici.
    Zevi fu il padre italiano di Frank Gehry.
    Frank Gehry non è il padre dei CAD.
    Scarpa per molti architetti dello ‘stile soprintendenza’ (come diceva Federico Zeri) era un barbaro distruttivo.
    Ti chiedo i barbari distruttivi sono i nativi digitali?
    Io non credo, i barbari sono stati, e sono, gli architetti del ‘banale e spesso colluso potere economico/politico’.
    Niente a che vedere con la bellezza descritta nel tuo aneddoto.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    P.S.: Mi piace la tua citazione di Le Corbusier contiene in nuce i concetti dell’architettura diagrammatica, per favore mi puoi dare il riferimento bibliografico?

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  10. 8° di Facebbok

    ---> Paolo De Gasperin,
    il tuo aneddoto mi ha messo in crisi.
    A proposito di Gellner non riesco a comprendere la ‘distonia’ dell’edificio delle poste riscontrata da Philippe Daverio nella sua recente puntata di Passepartout.
    Oha! Ha lo spirito del viaggiatore e non può non osservare che le città italiane sono belle perché distoniche, ogni epoca ha contrastato i codici architettonici del passato, non sempre bene, ma spesso con grandi risultati.
    L’interno di San Pietro è in distonia con la sua cupola.
    La cupola e la chiesa non dialogano completamente con la facciata (a dire il vero un po’ troppo tozza) infine il porticato è un gesto sconsiderato rispetto l’effetto dominante, per non dire autoritario, dell’architettura interna. Il portico è troppo libero, mette allegria ci fa sentire più aperti.
    La distonia è un valore assoluto nell’architettura.
    Io credo che la vera ‘distonia’ in Italia sia stata ed è la devastazione operata dagli imprenditori/politici senza scrupoli.
    Ritorno al tuo aneddoto, non voglio smarcami, citandoti Francesca Venezia che in un’intervista racconta: «Un giorno, alla fine di una conferenza tenuta da Alvar Aalto, si alzò un signore del pubblico che si avvicinò con fare molto ossequioso e rispettoso all'architetto, e così si presentò: "Sono un grande ammiratore e un grande fautore dell'arte e dell'architettura; sono un generale e leggo molti libri di estetica e di arte, sono un vero appassionato". Alvar Aalto lo guardò e disse: “Mi dispiace non poter condividere questa sua passione, perché io di solito leggo libri di strategia militare». (32 domande a Francesco Venezia, Napoli, CLEAN, p. 10)
    Caro Paolo in questo periodo occorre saper trasformare i corvi in aquile poiché l’architetto è in mano a ‘impreparati’ generali della politica.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    RispondiElimina
  11. 9° Facebook

    Michele Sacco: Grazie Renzo, grazie Salvatore.
    La mia esperienza concreta di collaboratore in uno studio di architettura come disegnatore al CAD è questa: i miei "capi" (architetti di qualità che stimo) disegnano a mano in modo divino, io trasferisco poi i loro schizzi sacri al pc e li verifico, ma poi loro schizzano nuovamente sopra i miei disegni che si vanno approfondendo. E' una sinergia. Così si va avanti fino al dettaglio. A me sembra che il cad abbia sostituito più il tecnigrafo che il disegno di studio a mano.
    Come esperto"CADDISTA" alla domanda che mi fa ora il mio amico Paolo De Gasperin che è qui con me “può il cad avere sostituito anche lo schizzo?” io gli rispondo NO NO e poi NO!!!! Lo dico dall'altezza della mia professione di caddista. Se il digitale ha sostituito, e c'è questa possibilità, lo schizzo di studio non l'ha fatto col CAD e allora con cosa l'ha fatto? Chi me lo dice concretamente? Perchè i miei capi sono della vecchissima scuola e più vicini a Renzo e accettano il digitale solo come rappresentazione non come ideazione!
    Paolo ha parlato ieri col nostro amico Jacopo che lavora da Foster a Londra: anche Foster schizza a mano libera!!!

    GRAZIE SALVATORE PER QUESTA FRASE:
    “Io nutro profondo rispetto nei confronti degli architetti ‘bravi’ che invece di perdere tempo nella predica del verbo architettonico, lavorano con determinazione sul territorio”.

    ---> Michele,
    io credo che i tuoi ‘capi’ facciano architettura.
    I CAD non sostituiscono assolutamente lo schizzo, l’ideazione, l’evoluzione, la revisione continua di un progetto.
    Dico semplicemente che alcune opere architettoniche nascono poiché ‘processate’ attraverso algoritmi matematici che si chiamano ‘script’ ovvero ‘scritti’ poiché sono dei codici di stringhe e lettere scritte e non disegnate.
    Questo implica una preparazione ‘matematica/geometrica’ non banale.
    Temi che saranno affrontati prossimamente su WA.
    Che sia chiaro io non sono un ‘ottimista’ digitale vorrei essere solo un consapevole ‘digitale’.
    Non è la macchina CAD che domina l’architettura ma esattamente il contrario.
    Per i tuoi ‘capi’ a ragione il CAD è un tecnigrafo evoluto ma per le nuove generazioni non lo è.
    Wilfing Architettura non si contrappone ‘ideologicamente’ cerca di capire poiché molti di loro sono come i tuoi ‘capi’ portatori sani di architettura.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    RispondiElimina
  12. 10° Facebook

    Renzo Marrucci: Ti potrà anche dispiacere ma è purtroppo così. Questo che accenno, solo accenno! é un po come la cosa tanto banale e indispensabile per cui l'aria è necessaria per far respirare non tanto solo l'uomo ma tutto ciò che respira... Sai come si dice...
    ci si illude... ma si silludono coloro che forse appartengono ad una superficie e non alla sostanza delle cose... Ecco... fin quando l'uomo non avrà tre teste oppure due gambe e tre allora... ciò che lo muove a lui sempre si ispira e di lui parla... Tu forse credi che questo sia già avvenuto ma però...ti sbagli forte!

    Renzo Marrucci: Ecco, il discorso non si esaurisce solo con queste due righe ma il processo di maturazione e di concezione del progetto è lo stesso, non cambia di una virgola e anzi dimostra la carenza dei meno sensibili e preparati. Lo strumento del cad o altre realtà simili sono solo strumenti la cui gestione e pratica e realizzativa ma si deve fare attenzione perchè si perdono delle qualità serie purtroppo. E' dimostrato ormai che la capacità umana di seguire l'iter al cad se non ha la qualità dell'occhio di chi è esperto all'arte del disegno... se cioè non impara ha disegnare sul serio, non ha quella capacità di lettura e interpretazione critica che invece dovrebbe avere per seguire in modo vero progetto nelle sue fasi evolutive e maturative. Caro Salvatò ti devi dare da fare perchè sei vittima della nuova superficialità. Te lo dico da amico!

    Renzo Marrucci: Zevi padre di chi? A bilbao si è commesso un errore nell'interpretazione di quel museo, errore frutto della voglia di credere al futuro senza rendersi conto che tale progetto deriva da una astuta interpertazione del passato, furba, astuta e leggera come gli americani fanno per la tecnologia con cui ragionano, più che altro... Per Zevi si trttò di una cantonata ma presa a fin di carriera ed è perdonabile a lui ma non agli laltri che ci hanno marciato sopra sensa capacità di comprendere.

    Renzo Marrucci: Michele, quello che dici è vero ! La polemica con Salvatò è frequente con chi non ha una scuola solo teorica e ripone nello strumento una fiducia totale. Io questo atteggiamento lo comprendo e loseguo da vicino ma purtroppo e nel migliore dei casi ingenuo! La tecnica aiuta l'uomo e semplifica degli iter é ovvio... ma non sostituisce anzi rende prezioso il senso acutidel disegno inteso come studio e capacità di penetrare la realtà per il suo insostituibile processo umano e psicologica... e allora bisogna stare attenti alla leggerezza dell'essere che porta a fare svolte false, non sifficientemente valide e verificate...

    Renzo Marrucci: Daverio è da prendere con i" molloni" del caso... cari ragazzi... A volte ci azzecca a volte non ci azzecca... in architettura come altri non ci azzecca molto purtroppo...
    Nella confusione generale di oggi in molti si buttano a commentare e spesso basta parlare in tv perchè salti fuori chi ci crede, ma si tratta di vere leggerezze che attecchiscono per la generale mancanza di cultura e senso critico...
    Lasciamo perdere gli algoritmici matematici che se sono utili lo sono solo dopo... per la fase costituitiva dell'architettura...
    Tutto esiste in natura e... sono molto perplesso per la leggerezza...

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  13. 11° Facebook

    ---> Renzo,
    a me interessa veramente poco la polemica e ti sbagli notevolmente 'io non ripongo nessuna fiducia incondizionata sugli strumenti' (ripeto i CAD non sono solo strumenti) come dicevo, sono interessato più a capire punti di vista distanti dal mio che a non giudicare 'sempre e solo dal mio punto di vista'.
    Qualche mese fa è uscito un manifesto scritto da due giornalisti 'digitali' Vittorio Zambardino e Massimo Russo dal titolo ‘Eretici digitali’.

    Ti riporto l’inizio: «I media sono in crisi, ma la rete rischia di sparire come luogo di libera comunicazione. Il giornalismo, che serve per la democrazia, rischia di affondare. La nuova opinione pubblica fa fatica a comprendere i rischi cui è sottoposta la libertà di espressione. Tutta la libertà di espressione, non soltanto quella degli addetti ai lavori. L’esito negativo non è scontato. Ma per cambiare le cose è necessario rileggere i rapporti tra rete e media con un approccio “eretico”, che tradisca alcuni dogmi. Una duplice eresia - dei chierici del giornalismo e dei cittadini della rete - che crei il nuovo racconto dei media.

    I neoluddisti, l’agiografia della rete e al centro il moloch del potere Tre generi di dogmi hanno urgente bisogno di essere demoliti:

    a. quelli del potere, che tende a legittimare solo il “racconto” dei media che gli sia mimesi e consenso

    b. quelli della corporazione, che scambia il supporto, la carta, con la natura del giornalismo

    c. l’ apologetica del digitale che preconizza la nascita di una società virtuosa perché tecnologica e si affida alle “piattaforme”, raccontando di uno sviluppo senza conflitti»


    Parafrasandolo con i temi legati all’architettura [vedi note tra le parentesi quadre]:

    a. quelli del potere, che tende a legittimare solo il “racconto” dei media che gli sia mimesi e consenso [vedi un certo abuso dell’architettura ‘VIP’ come specchietto delle allodole per trascurare i veri problemi della città]

    b. quelli della corporazione, che scambia il supporto, la carta [i conservatori istituzionalizzati], con la natura del giornalismo

    c. l’apologetica del digitale che preconizza la nascita di una società virtuosa perché tecnologica e si affida alle “piattaforme” , raccontando di uno sviluppo senza conflitti [ovvero l’uso inconsapevole delle nuove tecnologie degli ottimisti incondizionati delle piattaforme CAD]

    T’invito a leggere le loro 10 proposte ecco il link: http://www.ereticidigitali.it/wp-content/uploads/2009/05/eretici_digitali_def.pdf

    La tecnologia digitale sta mettendo in crisi i codici ‘tradizionali’ occorre trovare delle sinergie poiché i due racconti non sono antitetici.

    Stavo postando questo commento e mi è arrivata la tua ultima nota.
    Sono io molto perplesso per la tua leggerezza, ricca d’invettive e d’idee sacre.
    Caro Renzo, sei vittima della vecchia boriosa sicurezza che non si è mai saputa mettere in discussione pur avendo contribuito a distruggere il nostro paesaggio architettonico. Te lo dico da amico!

    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  14. 12° di Facebbok

    Renzo Marrucci: Va bene ! Non è che tu fai polemica dici cose che suscitano polemica è sono ormai un fatto comune purtroppo tra coloro che non solo usano i vari cad ma vogliono estenderne l'uso sulla base di teorizzazioni disastrose. Mi hai inoltre detto alcune cose che lo dimostrano e io ti ho risposto a tono ma senza altro dire che le ragioni... Quegli argomenti li conosco e sono di una aridità che mi spiega solo in parte la confusione di oggi nell'interpretare l'architettura degli archistar e dei seguaci... abbagliati dal successo senza senso critico. Anche la polemica talvolta è molto utile.... Ciao salvatò statti bene!

    Renzo Marrucci: Le ultime righe salvatò, non le avevo lette ! Mi dimostrano che
    non mi hai molto ben capito...succede! Ma va bene lo stesso!

    ---> Renzo,
    che sia chiaro io non sono un ‘caddista ottimista’, cerco solo di capire ‘concretamente’ ciò che l’evoluzione ‘digitale’ sta innovando a nostra insaputa.
    Ad es.:
    noi stiamo utilizzando una piattaforma (facebook) creata da un diciannovenne (Mark Zuckerberg) il 4 febbraio 2004, inizialmente doveva mettere in relazione gli studenti universitari, in seguito è diventata una straordinaria cassa di risonanza per l’elezione americana di Obama, tra il 2008 e il 2009 si è diffusa anche in Italia.
    Oggi, in tutto il mondo, ha 130 milioni di utenti.
    Mark Zuckerberg da qualche mese sta lottando con i creatori di Google, ambedue hanno tra le mani un bene che gli fattura milioni di euro al mese, si chiama ‘Data mining’ ovvero possono elaborare i dati di ogni nostro click.
    In poche parole conoscono le abitudini degli internauti, cioè sanno cosa cerca la gente in rete, significa che possono ‘contrattare cifre considerevoli con i pubblicitari’.
    Ti faccio delle domande:

    ti è cambiata la qualità di vita (nel bene e nel male) utilizzando facebook (considerando tempo, contatti, informazioni e via dicendo)?

    sai che ogni volta che scrivi ‘qualsiasi cosa’ lavori per il giovanissimo Mark Zuckerberg?

    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    P.S.: Renzo cerchiamo di ragionare (se ti va, altrimenti lasciamo perdere. Come dici, succede non capirsi ma va bene lo stesso), lasciamo le polemiche a chi ama parlare solo di se stesso.

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  15. ---> Maurizio Zappalà,
    ho premesso è un aneddoto, quindi trascurerei le rivendicazioni delle esperienze personali.
    M’interessava l’approccio ‘critico’ nei confronti del disegno.
    Un approccio che spesso viene considerato ‘dismesso’ dagli architetti della generazione ‘digitale’.
    Io credo invece che questo non sia vero oggi i ‘CAD’ ti offrono delle opportunità impensabili nel passato soprattutto il controllo dell’edificio (architettonico/ingegneristico) in tutti i suoi minimi aspetti.
    Non voglio essere eretico ma se Scarpa nascesse ‘oggi’ sarebbe un ‘virtuoso del disegno digitale’.
    Io credo che occorra più conoscenza critica ‘digitale’ che contrapposizione ‘ideale’ pregiudiziale.
    Bella la tua definizione di ‘veteroschizzo’, ma non mi dire che non scarabocchi mai i tuoi disegni nelle varie fasi ‘ideative’?
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  16. ---> Michele,
    perfetta la tua analisi il primo schizzo è mentale.
    La mente si alimenta e si allena.
    Ti cito un brano di Ernesto Nathan Rogers, tratto da Domus, n .205, 1946, dove invitava gli architetti a ricostruire l’Italia dalle macerie postbelliche: «Da ogni parte la casa dell’uomo è incrinata. Da ogni parte entrano le voci del vento e n’escono pianti di donne e di bimbi. […] La casa è un problema di limiti. Ma la definizione di limite è un problema di cultura e proprio ad esso si riconduce la casa. Se così è, anche le parole sono materiale da costruzione. E anche una rivista può aspirare ad esserlo. Si tratta di trovare nel proprio spirito l’antica natura percorrendo, tuttavia, la fertile via dell’esperienza. Vi sono tante cose inutili che sollecitano le vanità borghesi, ma anche tante meravigliose di cui i più non possono ancora usufruire. Una rivista può essere uno strumento, uno staccio per stabilire il criterio della scelta. Da quanto abbiamo detto, si può dedurre quali siano i nostri intendimenti, anzi le speranze che poniamo come mete irraggiungibili alle nostre sole forze».
    Lo schizzo, il disegno, il rendering, il modello è semplice finzione per aiutarci a immaginare ciò che vogliamo costruire.
    La cultura dell’architetto dipende dai ‘limiti’ personali (Ma la definizione di limite è un problema di cultura e proprio ad esso si riconduce la casa.) lo schizzo dipende dalla sofisticazione della ‘finzione’ (Lat. fingere, da una radice indeur. che significa ‘plasmare’).
    La prima finzione, il primo schizzo è mentale quindi senza ‘matita’ tutto il resto è duro lavoro pratico (disegno con qualsiasi mezzo e/o modello con le tecniche più variegate).
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  17. Chiarisco...l'aneddoto si riferisce a esperienza personale!o no? Ma cmq non credo che questo sia il punto!dico semplicemente che l'approccio al progettare mi sembra che come la mettetemettete, ha un sapore "antico"! Di quella antichità démodé, melliflua inconsistente! Carico soltanto di effimerotrastullamento! Insomma, chi sa schizzare sa progettare? Mah... pensi che mi debba emozionare per questi ridicoli ricordi? Ho visto impostare progetti con il lego, con gli "stuzzicadenti", con i fiammiferi, con "cerapongo" senza apporto della mitica "moleskine" o del "tovagliolino" da ristorante!Insomma cos'è questa sicumera da schizzo?E poi vi ritraete se si afferma che l'architettura contemporanea è autoreferenziale?Che sballo, non vi accorgete che la difesa di uno schizzo è la conferma di una mia tesi: ogni architettura è un architetto! Esistono architetti con la loro percezione dello spazio, con le loro idiosincrasie, con la loro intelligenza, con le loro tecniche costruttive e anche schizzati!

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  18. Caro Maurizio,
    grazie alle utili discussioni (su facebook e su questo blog di Salvatore) sono riuscito a chiarire in me questo:
    si può fare ottima architettura sia col digitale che con lo schizzo, che con qualsiasi altro mezzo!
    Attenzione però si può fare altrettanta immondizia!
    QUELLO CHE A ME INTERESSA E' IL PROGETTO COSTRUITO NELLA REALTA'!, non essendo io ne un critico, ne uno storico, ne un pioniere di nuove idee, ma un usufruitore di spazi!
    Se l'Architettura realizzata aiuta le persone ad entrare in rapporto fra di loro, se stimola la meditazione, se ci eleva spiritualmente o semplicemente non ci mette angoscia SONO FELICE! In architettura l'ideazione del progetto è personale mentre l'edificio costruito è sotto gli occhi di tutti!

    (continuo comunque a credere al valore formativo dello schizzo, ho in mente i disegni di Goethe durante i suoi viaggi in Italia, o i Carnets di Le Corbusier, ammetto che io ho comprato un mucchio di quaderni prima di viaggi e poi non sono mai riuscito a disegnarci... ma in futuro voglio farlo! Sento che mi farebbe benissimo, ma non voglio obbligare nessuno a fare altrettanto, ad ogn'uno la sua strada)

    Chiedo umilmente perdono per aver pubblicato l'aneddoto Scarpa-Zevi. Questo mi fu raccontato dall'architetto Nerino Meneghello mio datore di lavoro . Non ho raccontato questo per esibizionismo o altro (in questa direzione avrei potuto dire che Nerino ha lavorato con Aalto, Gellner e Niemeyer lo dico ora, ma tra parentesi) ma solo per condividere con i miei amici la mia gioia nello scoprire l'umanità / normalità di Scarpa, che fino allora studiavo e ammiravo solo dalle opere, poi Salvatore ha voluto condividerlo... comunque anche dagli errori e dal male può nascere qualcosa di buono infatti ci è servito di stimolo per approfondire il valore o disvalore del disegnare!

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  19. Mi sembra come al solito che si esageri!ognuno dice quello che vuole ...e questa è la rete!Ognuno "sbrizzia" quello che vuole!Ma attenzione che poi c'è chi fa sforzo di lettura! allora dietro a questo "amarcord" c'è un senso che va aldilà della reveriè, che ho già definita "tenera". Il punto è l'amplificazione di una emozione!Che non deve aver pretesa di risolvere i massimi sistemi!In questo la mia domanda è pertinente ma pensate che si possa pensare, oggi, al progetto con una protesi obsoleta? Certo non ho pretesa di boigottare nessuna propensione a...neanche quella allo schizzo!Ma la ritengo veramente blasè!

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  20. Si! invece mi faccio venire le lacrimuccie, con le vostre boutade!"addivittitivi"...senza schizzi!

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  21. Paolo De Gasperin8 dicembre 2009 15:14

    Attenzione: per fare architettura è condizione necessaria, ma non sufficiente il saper disegnare/rappresentare (disegno a mano, pc, plastici, video, ecc).

    E' talmente complesso il mestiere dell'architetto che richiede innanzitutto qualità umane (passione per il bene sociale, attenzione per il prossimo, ecc), qualità che dovrebbero essere coltivate in ogni uomo, ma specialmete in chi come l'architetto cambia la vita degli altri. Altrimenti si è semplici speculatori.

    Indispensabile la conoscenza dei materiali e della tecnologia di costruzione (anche low tech).

    Il grande architetto, come ogni grande artista e ogni grande uomo deve avere la cognizione precisa del punto in cui si trova nella storia, avendo una visione d'insieme che collega passato e presente, perciò si deve coltivare, ogn'uno a proprio modo, culturalmente.

    Illusorio pensare di poter diventare tutti Architetti con la A maiuscola, ma ci sforzeremo almeno per essere Buoni Architetti!

    RispondiElimina
  22. Caro Salvatore, attendo con impazienza uno dei prossimi temi che affronterai su Wilfing Architettura: "la consapevolezza digitale"!

    TU MI DICI che per i "veci architetti" il CAD è un sostituto del tecnigrafo da far usare ai "ragazzi di studio", mentre per le nuove generazioni non è solo questo, MA MOLTO DI PIU'!!!

    In effetti non è solo sostituzione del tecnigrafo, ma di tutte le tecniche di rappresentazione!

    Fino all'università lavoravo a mano con china su lucido e poi potevo colorare i disegni con il colore ad olio... totalmente sostituito dal CAD!

    Potevo costruirmi delle prospettive poi colorarle con acquerello ... Hai ragione!! Totalmente sostituito dal CAD!

    Il progetto si definisce continuamente anche durante la rappresentazione e dunque è filtrato influenzato in qualche modo dal CAD (in che modo secondo te?), sicuramente, dobbiamo prenderne coscienza!

    Oltre a queste cose da me individuate c'è altro? Consigliami anche dei libri o articoli se puoi!

    Esistono già architetture realizzate con progetti di "NATIVI DIGITALI"? Me le puoi indicare?

    Grazie
    Michele

    RispondiElimina
  23. 13° di facebook

    Renzo Marrucci: Il mio commento si è annullatto? Lo riscrivo.
    Pensiamo a usare questo sistema per quello che ci interessa anche se ha tante la cune è, come dire... qualcosa che può aumentare il senso critico di chi lo ha? Me lo auguro... E' come l'invenzione del fucile oppure del coltello... e del denaro... lo puoi spendere per cose buone oppure perfarti e fare del male... Tutto tra gli uomini è strumentalizzabile... che ci vuò fà ?
    La mia vita dici ? Ma no! non ha ricevuto nulla in più... stò ancora ercando di capire se è utile o no?

    Renzo Marrucci: Ora non esagerare... addirittura un male ? E' direi normale e non vanno esagerate le riflessioni proprio per la loro immedia
    tezza... Ecco la velocità è molto spesso una cosa negativa... quando non si cerca un record atketico... Questo mezzo offre tante possibilità di intemperanza...
    Si capisce che non bisogna dare eccessivo peso alle parole scritte così..e sempre un alea di distacco ci occorre proprio per l'immediatezza della riflessione che è passibile di suscitare incomprensione...

    Michele Sacco: [ndr Commento eliminato dall’autore]

    Renzo Marrucci: Mi pare anche divertente perchè è in linea con la rete... e coerente anche con l'assunto salvo il disimpegno linguistico...

    Paolo De Gasperin: Attenzione: per fare architettura è condizione necessaria, ma non sufficiente il saper disegnare/rappresentare (disegno a mano, pc, plastici, video, ecc).
    E' talmente complesso il mestiere dell'architetto che richiede innanzitutto qualità umane (passione per il bene sociale, attenzione per il prossimo, ecc), qualità che dovrebbero essere coltivate in ogni uomo, ma specialmete in chi come l'architetto cambia la vita degli altri. Altrimenti si è semplici speculatori.
    Indispensabile la conoscenza dei materiali e della tecnologia di costruzione (anche low tech).
    Il grande architetto, come ogni grande artista e ogni grande uomo deve avere la cognizione precisa del punto in cui si trova nella storia, avendo una visione d'insieme che collega passato e presente, perciò si deve coltivare, ogn'uno a proprio modo, culturalmente.
    Illusorio pensare di poter diventare tutti Grandi Architetti con la A maiuscola, ma ci sforzeremo almeno per essere Buoni Architetti!

    Paolo De Gasperin: Importante e' anche l' esperienza di cantiere fatta sia durante l' Univerisita' che fuori per diventare Buoni Architetti

    Renzo Marrucci: Si tratta del raggiungomento del livello base di sensibilità e di cultura del fare architettura... il resto è comunque un prodotto di chiarezza e di qualità complessiva della società.

    Paolo De Gasperin: Caro Renzo, hai proprio ragione, penso ora che i grandi architetti della storia sono legati a grandi momenti delle società in cui vivevano... mi chiedo allora questa nostra società che architettura si merita? Mi fai venire in mente un'altra cosa, che si collega al primo peccato dell'uomo, quello di superbia, cioè pensare di poter dominare la storia e il mondo mentre forse siamo solo pedine? ma di chi? o più che pedine collaboratori?

    Renzo Marrucci: Ci meritiamo l'architettura dei sindaci ?

    Pino Nuovo: Limpidi i pensieri di Paolo. Produttivo mettersi in relazione con i grandi Architetti: nascono domande che possono aprire aspirazioni non considerate prima.

    Renzo Marrucci: Forse è meglio mettersi in relazione con la realtà visto che i danni maggiori avvengono quando la si perde di vista... ma una delle ipotesi primarie... le altre sono la storia e l'amore per la vita…

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  24. 14° di facebook

    ---> Renzo Marrucci, Michele Sacco, Paolo De Gasperin: e Pino Nuovo.
    In questo gironi di frenetico lavoro ho ritrovato sul tavolo di mia moglie il libro di Italo Calvino ‘Lezioni americane’ ormai smunto dal tempo e dalle riletture.
    Come spesso mi succede ripercorro le tracce dei miei segni a matita lasciati nei libri letti, ed ho riletto il capitolo ‘molteplicità’.
    Vi riscrivo il finale: «Sono giunto al termine di questa mia apologia del romanzo come grande rete. Qualcuno potrà obiettare che più l'opera tende alla moltiplicazione dei possibili più s'allontana da quell'unicum che è il self di chi scrive, la sincerità interiore, la scoperta della propria verità. Al contrario, rispondo, chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d'esperienze, d'informazioni, di letture, d'immaginazioni?
    Ogni vita è un'enciclopedia, una biblioteca, un inventario d'oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili. Ma forse la risposta che mi sta più a cuore dare è un'altra: magari fosse possibile un'opera concepita al di fuori del self, un'opera che ci permettesse d'uscire dalla prospettiva limitata d'un io individuale, non solo per entrare in altri io simili al nostro, ma per far parlare ciò che non ha parola, l'uccello che si posa sulla grondaia, l'albero in primavera e l'albero in autunno, la pietra, il cemento, la plastica...»
    Calvino in questo capitolo parla di Gadda, Borgers, Proust, Perec, Jarry, Musil, Goethe, Flaubert, Blumenberg, Mallarmé, Queneaau, Eliot, Joyce, Platone, Rabelais, Dostojevski e Valery.
    La molteplicità non è ritracciabile esclusivamente nella scrittura ma anche nel modo di riscrivere il mondo e nell’incapacità di alcuni autori ‘a concludere’.
    Dobbiamo cominciare a riflettere sul concetto di ‘molteplicità’ come sostiene Chris Anderson nel suo ultimo libro ‘gratis’: «L'economia non è più, come volevano i manuali, la "scienza della scelta in condizioni di scarsità": il nuovo paradigma è incentrato sull'idea di abbondanza delle risorse digitali. Dobbiamo imparare a "sprecare" se vogliamo sfruttare appieno le illimitate potenzialità della Rete, creando modelli di business innovativi che diffondano merci e prodotti, ma anche cultura, conoscenza e consapevolezza.» dobbiamo essere consapevoli ‘digitali’ e imparare a ‘sprecare’ solo la conoscenza ci eviterà di essere dei ‘paurosi digitali’.
    Poiché nella rete c’è bisogno di una sana battaglia (ossimoro un po’ obamiano) d’idee, altrimenti rischiamo di lasciare tutto in mano ai ‘veri terroristi digitali’.
    Come fare? Calvino ci suggerisce un buon metodo.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  25. ---> Maurizio Zappalà,
    prelevo parte di un tuo commento: «Che sballo, non vi accorgete che la difesa di uno schizzo è la conferma di una mia tesi: ogni architettura è un architetto! Esistono architetti con la loro percezione dello spazio, con le loro idiosincrasie, con la loro intelligenza, con le loro tecniche costruttive e anche schizzati!»
    Vorrei uscire fuori da questo equivoco io non credo che quest’aneddoto faccia l’apologia dello schizzo ma al contrario, io ci leggo ciò che hai scritto nel commento che ho stralciato.
    Chiarisco anche che il tuo tono ‘graffiante’, ‘battagliero’, ‘fiero’ è fondamentale nella rete e per la vita di un ‘blog’ ci vogliono i ‘cani da guardia’ altrimenti si rischia di scadere nell’ecumenismo politico o nella retorica parrocchiale.
    Mi piacerebbe che ci fossero i ‘cani da guardia’ soprattutto nei corridoi del potere, ma questa è insana utopia.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  26. Michele,
    Il blog non è la piazza dove s’incontrano e si salutano solo le persone amiche (forse facebook in qualche modo potrebbe esserlo, vedi l’affiliazione per soli amici).
    Il blog per fortuna ‘sconfina’ e come sostieni: «comunque anche dagli errori e dal male può nascere qualcosa di buono infatti ci è servito di stimolo per approfondire il valore o disvalore del disegnare!»
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  27. ---> Paolo De Gasperin,
    ho aperto Wilfing Architettura per capire le sfumature tra l’A e l’a.
    L‘inchiesta OLTRE IL SENSO DEL LUOGO, verteva su quest’argomento, da dove è emersa una grande ricchezza ‘critica’, totalmente distante dalla visione ‘dominate’ di alcune scuole/politiche.
    C’è molto da capire, ma occorre saltare il fosso ‘della cultura dominate’.
    Il blog viene definito un fenomeno ‘mainstream’ ovvero la voce della ‘cultura di massa’, io non credo che sia una definizione esaustiva.
    Ti confesso sono particolarmente affezionato ai ‘Buoni architetti’.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  28. 15° di Facebook

    Michele Sacco: Caro Salvatore, attendo con impazienza uno dei prossimi temi che affronterai su Wilfing Architettura: "la consapevolezza digitale"!
    TU MI DICI che per i "veci architetti" il CAD è un sostituto del tecnigrafo da far usare ai "ragazzi di studio", mentre per le nuove generazioni non è solo questo, MA MOLTO DI PIU'!!!
    In effetti non è solo sostituzione del tecnigrafo, ma di tutte le tecniche di rappresentazione!
    Fino all'università lavoravo a mano con china su lucido e poi potevo colorare i disegni con il colore ad olio... totalmente sostituito dal CAD!
    Potevo costruirmi delle prospettive poi colorarle con acquerello ... Hai ragione!! Totalmente sostituito dal CAD!
    Il progetto si definisce continuamente anche durante la rappresentazione e dunque è filtrato influenzato in qualche modo dal CAD (in che modo secondo te?), sicuramente, dobbiamo prenderne coscienza!
    Oltre a queste cose da me individuate c'è altro? Consigliami anche dei libri o articoli se puoi!
    Esistono già architetture realizzate con progetti di "NATIVI DIGITALI"? Me le puoi indicare?
    Grazie

    ---> Michele,
    il mio incedere, anche se è in rete, è lento.
    L’utilizzo del neologismo ‘nativi digitali’ va inteso in senso ‘letterario’ non in senso ‘tassonomico’.
    Evitiamo di contrapporre ‘generazioni’ ci serve per riflettere meglio sullo stato delle cose.
    Ti anticipo che il prossimo post sarà un colloquio con un ‘architetto digitale’ che lavora per la ‘Gehry Technology’.
    Il mio unico suggerimento per la consapevolezza dei ‘CAD’ è dettata dall’esperienza dell’hacker ‘Richard Stallman’: non chiedere come funziona ma studia il funzionamento attraverso i manuali tecnici e soprattutto cerca di capire a fondo le potenzialità.
    Non essere un passivo caddista ma un attivo (e sobrio ovvero consapevole) caddista (sempre se credi che sia opportuno per la tua vita professionale).
    Questa è anche la mia esperienza.
    Ti sconsiglio tutte le pubblicazioni italiane sul tema ‘digitale’.
    Per un’iniziazione puoi leggere ‘Architettura in NURBS’ di Ciammaichella Massimiliano.
    In rete c’è molto ‘soprattutto’ in lingua inglese.
    Per le architetture vedi (elenco caotico e non esaustivo) : Greg Lynn, Francois Roche, Kokkugia, Contemporary Architectural Practice - Ali Rahim. Tom Wiscombe, Achim Menges, UN Studio, AKT (Adams Kara Taylor, Bollinger+Grohmann, Kas Oosterhuis, Takuma Kakehi, ovvio non dimenticare Zaha Hadid e Patrick Schumacher.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  29. 16° Facebook,

    Renzo Marrucci: Certo Calvino è interessante... Però il metodo della molteplicità se non si fonde nella poesia resta molteplicità e citazione. Ora la poesia non deve essere vista come visione antica del progetto e della espressione ma come capacità di porsi all'uomo e alle sue problematiche che specialmente oggi procurano l'inaridirsi della citazione secca e dura non capita ma esibita... questo è terribile ed è quello che accade oggi...

    ---> Renzo,
    sono d’accordo, ma per non subire più l’aggressività dell’abbondanza del Web (scopo commerciale) e la citazione ‘esibita’ occorre prendere coscienza del mezzo altrimenti, ripeto, abbandoniamo il campo dell’informazione e quindi della cultura intesa come formazione critica della massa agli economisti della notizia, cedendogli il potere di decidere non solo economicamente ma anche politicamente es.: raggiungendo la massima visibilità – cioè milioni di link visti giornalmente – i loro tagli ‘redazionali’ politici sono determinanti per la cultura di massa.
    Rischiamo, come abbiamo fatto per la televisione, di regalare il Web ai furfanti senza scrupoli.
    «... questo è terribile ed è quello che accade oggi...»
    T’invito a leggere quest’articolo: http://www.readwriteweb.com/archives/the_age_of_mega_content_sites.php
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  30. Ma lo volete capire che non potete fare l'apologia dello schizzo?Prendete tutte le citazioni dei Grandi Maestri e al massimo potete durare il tempo di un desiderio...e già siete arrivati!Di Calvino, ripreso da Rykwert, cade in taglio, a proposito di citazioni, questa: “...è inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano, attraverso gli anni e le mutazioni, a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati”.La tua utopia, Salvatore, è il tuo limite. Entro le pratiche amministrative- politiche si legano sempre più le tradizioni giuridiche e tecniche che hanno relegato l'atto ideativo a concezione formale dei rapporti sociali, a un’idea procedurale del fare.Il suggerimento, per me è ovvio: bisogna uscire dalle tradizioni giuridico-amministrative che soffocano i desideri, i bisogni, il futuro della città.In questo senso e soltanto, difendo l'atto primigenio dello schizzo che è tanto liberatorio (per gli architetti liberi!)quanto inutile perchè è "romanticamente" informe!E lo potete condire di tutta l'enfasi che volete ma quello resta!Il progetto è una cosa complessa, e l'avete detto anche voi, quindi di questo atto "intimo (schizzo!)" non mi vanterei molto più, addirittura facendolo passare come una reliquie da venerare a "San Gennaro", mettendolo in mostra come se fosse l'ennesima manifestazione del "sangue" sciolto! Kant definiva la mano come proiezione della mente, ma Kant, ahimè, non era un architetto!

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  31. ---> Maurizio,
    riscrivo l’incipit iniziale: «Chiarisco, ciò che mi ha colpito non è la retorica del ‘si stava meglio prima’ o dei ‘vecchi maestri’ ma l’idea che per essere dei buoni architetti occorre una sapiente conoscenza che si sviluppa nel tempo.
    Questa conoscenza è mediata dal disegno attento e meticoloso.
    L’architetto deve saper rappresentare su carta la propria idea utilizzando qualsiasi supporto a sua disposizione.
    Possedere la tecnica del disegno (dallo schizzo a quello tecnico che derivi dal tecnigrafo o dal CAD non importa) significa conoscere la sintassi per immaginare un buon progetto.
    Una sintassi che ancora oggi va stimolata attraverso l’analisi visiva (processo di ridisegno) delle architetture».
    Quindi, nessuna apologia dello schizzo.
    Anzi, m’interessava riflettere sulla tecnica del disegno amata da Zevi-Scarpa, tecnica che sta alla base delle protesi digitali (le squadrette,il parallellografo, il tecnigrafo, il curvilineo, il tratteggigrafo non erano/sono delle protesi per agevolare/accelerare/aiutare il disegno tecnico).
    In questo aneddoto Zevi-Scarpa non insegnavano l’arte dello schizzo creativo ma la tecnica del disegno attraverso il rilievo.
    Occorre cominciare a smontare questa falsa considerazione dei CAD come il male dell’architettura contemporanea.
    Zevi-Scarpa oggi insegnerebbero con profonda conoscenza il lessico e la logica del ‘Computer-Aided Drafting’ come facevano in questo breve ricordo.
    Gellner, come Michelucci o Musmeci sarebbero devi geni in questo campo, anche se c’è ancora chi non capisce la portata innovativa di questi geni del passato.
    Sono d’accordo con la tua nota:« Il suggerimento, per me è ovvio: bisogna uscire dalle tradizioni giuridico-amministrative che soffocano i desideri, i bisogni, il futuro della città».
    Io aggiungerei di uscire fuori anche dalle logiche mafiose del sud ‘Pizzo’ e logiche mafiose del nord ‘tangenti’.
    C’è bisogno di far emergere i nuovi Zevi-Scarpa e combattere sul serio il vero cancro italiano l’economia del cemento dei furbetti ignoranti (aiutati spesso da decina di migliaia di architetti–ingegneri-geometri compiacenti).
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  32. Il problema generalizzato della crisi dell'architettura è importante. E' importante discutere e capire come migliorare...
    Però pensiamo anche a noi stessi CONCRETAMENTE ! Secondo me la nostra presenza così frequente nei blog e in facebook è chiaro sintomo che lavoriamo poco... in futuro ce ne potremmo pentire di gettare così il tempo prezioso della nostra vita. (Per me e Marrucci è molto diverso, in un certo senso siamo già finiti... )Salvatore cosa ti da per la tua professione gestir questo blog?. Quanto tempo vi dedichi? A cosa lo sottra? Lo spunto mi viene dalla confessione del nostro amico Guido Aragona (uno dei migliori curatori di blog in circolazione: http://bizblog.splinder.com/ ).
    STIAMO ATTENTI A NON ESSERE ANCHE NOI TRA DIECI ANNI AD ACCORGERSI DI AVER BUTTATO IL TEMPO QUI A SCAPITO DI CRESCITA SUL LAVORO E RAPPORTI FAMIGLIARI.
    ECCOVI GUIDO ARAGONA:
    < < Credo che io abbia sentito il bisogno di esternare la scrittura a seguito dell'attentato dell'11 settembre. Era da tanti anni che altro non facevo che lavorare e pensare alla famiglia, alle cose concrete, ecc..
    Fu come se, dopo quel fatto, avessi il bisogno di rimettere a confronto l'idea che mi ero fatto del mondo con quello che pensavano del mondo gli altri, perchè i conti non mi quadravano più.
    La allora nuova, per me mai usata comunicazione via internet fu il mezzo. Una voragine, un mondo intero. Era un reale bisogno di confrontarsi, specialmente con le persone che pensavano in modo diverso dal mio.
    E così, poi, vennero i blog. Una perdita di tempo talvolta cospicua, che certo mi è costata qualcosa in termini di crescita in verticale sul lavoro.
    Questo bisogno di esporre, e confrontarmi, di usare la scrittura, è stato tuttavia un bisogno che deve pur aver avuto una necessità, una utilità. Tante volte, consapevole che quella necessità fosse anche un lusso costoso, cercai di smettere. Forse divenne anche una sorta di dipendenza quasi tossica, come si dice. In realtà, credo che il mio "direttore interno", se mi imponeva di continuare, valutasse correttamente.
    Il direttore interno sa di cosa ho bisogno, e di cosa c'è bisogno che io faccia.
    Ora mi ordina, davvero, che quel vecchio bisogno è finito, che devo occuparmi di altro. Che certe altre cose, e persone in carne ed ossa hanno bisogno di me, e io di loro. Senza rimpianti, e con tutta la gratitudine verso chi mi ha dato tanto nel leggermi, nel discutere con me, e così via. Semplicemente, non mi esplode più nella testa la scrittura.
    Ma poi, chissà, se il Direttore, non mi dica ancora, fra un po': "scrivi, scrivi ancora". > >
    GUIDO ARAGONA:

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  33. Michele,
    la tua domanda è interessante.
    Ti risponderò con un post/articolo autonomo.
    Hai toccato temi che ho trattato e che volevo approfondire.
    Accennati in molti BLOG READER e nell’epilogo dell’inchiesta OLTRE IL SENSO DEL LUOGO (se vuoi vedi i commenti).
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  34. L'UOMO HA DENTRO DI SE UN'INSODDISFAZIONE/INCOMPLETEZZA CHE LO SPINGE ALLA RICERCA.

    L'uomo non può vivere senza ricerca e senza confronto/rapporto con gli altri uomini... questa mancanza ci spinge nei blog, ma poi rischiamo di rimanerci invischiati. Sarebbe decisamente interessante riunire persone che si incontrano realmente, fisicamente e discutono di architettura o altro guardandosi negli occhii! Poi il blog potrebbe servire per diffondere i verbali... ma questa è un altra storia. Soprattutto sarebbe bellissimo che le discussioni fossero mirate alla "strategia d'azione" per il proprio mestiere! Dovremmo poter vedere gli effetti positivi sul nostro fare concreto architettura... ma questo è solo un sogno.

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  35. Un architetto quando disegna comincia a mettere sulla carta ciò che gli è maturato dentro e che comunque sente e poi sviluppa... La prima idea spinge le altre fino a quando si formula qualche cosa che prende corpo, cioè si esprime sulla carta una serie di riflessioni di cui si sente l'esigenza di cominciare a vertebrare l'idea...
    ... allora comincia l'architettura e continua la sua storia progettuale... Lo chiamerei schizzo?
    Non credo io non credo... mi pare sia una sorta di studio... di ricerca che si muove nella volontà, per un architetto come per un artista, di arrivare a ciò che prenderà forma e funzione e con la funzione arricchirà la forma sino a che nell'integrazione si compie il .........? Chissà se il cuore ci supporta in queste ooperazioni con il cervello e la realtà...
    Io chiamerei Schizzo quelli che le archistar e, non solo, oggi frequentemente fanno quando vogliono far vedere uno schema di quello che è o sarà un edificio... avete presente quelli pennarellati e colorati con le scritte che sembrano gestazione di uno studio e invece sono poi schemini lisci lisci e bellini bellini che si appunta sulla perete di legno dello studio? Fine a se stesso o come coreografie della spontaneità ?? Iter sofferto del progetto? BHO!!
    Oppure quando si spiega una cosa fatta e ci si aiuta con il disegno magari anche sul tavolo di una trattoria... Oppure in diretta televisiva tanto per affascinare e spettaco
    lizzare una prassi della idea... oppure sul tavolo del collaboratore che spiega come definire un particolare o una idea da percorrere sul piano della relizzazione.
    Uno schizzo non è nulla ma uno studio è un percorso della realtà nella realtà della propria anima che tramite la mano di un uomo sensibile arriva a qualche cosa di vero e di concreto per l'uomo.
    Renzo

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  36. ---> Michele,
    ho risposto indirettamente alla tua domanda nel mio ultimo vedi ---> http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2010/01/0006-blog-reader-bla-bla-blablag.html
    Umberto Eco diceva che un bravo studioso sa come fare sintesi una volta che si è perso nelle ricerche.
    Il problema del Web è l’abbondanza (un tema che svilupperò presto), per me vale la stessa logica della ricerca in biblioteca, cerco sempre i testi ‘autorevoli’ per non perdere tempo.
    Questo blog nasce perché si è posto una domanda: come cambiano le nostre ricerche architettoniche con il Web? Non a caso si chiama Wilfing.
    A presto,
    Salvatore D’Agostino

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  37. ---> Renzo,
    «Un architetto quando disegna comincia a mettere sulla carta ciò che gli è maturato dentro e che comunque sente e poi sviluppa...»
    Condivido questa tua frase.
    Se mi permetti ti faccio delle domande:
    tu credi che quest'approccio non esiste più?
    tu pensi che tutti gli architetti del passato abbiano avuto questa sensibilità?
    mi spieghi che cosa intenti per ‘archistar’?
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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