19 febbraio 2010

0002 [WILFING] L’identità dell’architettura italiana e i Pietro Caisotti. Due domande a Stefano Boeri e un dialogo con LPP

di Salvatore D'Agostino
«Il paese non è più povero ma è abitato da gente rancorosa, maldicente, abituata a fallire la propria vita e a far fallire la vita degli altri»[1]. (Franco Armino)



Gentile Stefano Boeri
condivido, l’articolo di Luca Guido ha un tono risentito[2], ma sono rimasto colpito, in negativo, dal suo rivendicare una giusta bocciatura allo IUAV[3]. Una caduta di stile che non mi sarei mai aspettato.

Io credo che sia inutile parlare dei recenti avvenimenti, soprattutto via Web, non serve a niente discutere di un caso specifico senza osservare nella sua interezza lo stato in cui versa l'architettura italiana.
Come sa, dato che è stato tra i partecipanti, la rivista online 'Edge' quest’anno ha posto a molti intellettuali una domanda: L’uso della rete ha cambiato il nostro modo di pensare?[4]
Interessante la riposta di Kevin Kelly (cofondatore di Wired):
«Il web è la mia carta e penna, e sono diventato più bravo a raccogliere informazioni. Ma la mia conoscenza è più fragile. Per ogni informazione che trovo c’è qualcuno pronto a dire il contrario. Ogni dato ha il suo “antidato”. L’enorme ragnatela del web mette in rilievo sia i dati sia gli antidati. Alcuni sono stupidi, altri sono convincenti. Non possiamo lasciar decidere agli esperti, perché per ogni esperto c’è un antiesperto altrettanto bravo. Perciò tutto quello che imparo subisce l’erosione di questi antifattori. Non ho più certezze. Invece di affidarmi a un’autorità, sono costretto a crearmi le mie certezze, non solo sulle cose che mi interessano, ma su tutto quello che leggo, compresi i campi in cui non posso avere nessuna esperienza dirett a. In generale, quindi, mi capita di presumere sempre più spesso che quello che so è sbagliato. Un atteggiamento ideale per uno scienziato. Ma questo significa anch e che ho più probabilità di cambiare idea per i motivi sbagliati. La capacità di accettare l’incertezza è uno dei cambiamenti che ho subìto. […] Sono meno interessato alla Verità e più interessato alle verità»[5].
L’architettura nei confronti del Web ha un grosso problema non può essere vista attraverso le immagini o letta sui saggi, poiché va osservata concretamente.
Io credo che sia arrivato il momento di un'analisi ampia del problema 'architettura' ed essendo lei uno dei maggiori intellettuali d'italia e non solo, nonché architetto, le vorrei fare due domande non prima di citare un passo tratto da Italo Calvino da ‘La speculazione Edilizia’:
«A Quinto più ne sentiva dir male più gli piaceva: il bello degli affari - quello che per la prima volta egli credeva d'andare scoprendo - era proprio questo cacciarsi avanti tra gente d'ogni risma, trattare con imbroglioni sapendo che sono imbroglioni e non lasciandosi imbrogliare, magari cercando d'imbrogliarli. Era «il momento economico» che contava, non altro. Però lo prese l'allarme che le informazioni di Canal fossero così cattive da sconsigliare la continuazione delle trattative.
- Vediamo: - disse, - con noi imbrogli non può farne.
Se paga il terreno è suo, se non paga no, è semplice. Come sta a soldi?
- Finora gli sono andate tutte bene, - disse l'avvocato.
- E sceso a *** dalla montagna coi calzoni rattoppati, mezzo analfabeta, e adesso impianta cantieri dappertutto, maneggia milioni, fa la pioggia e il bel tempo col Comune, coll'Ufficio Tecnico...
Quinto riconobbe l'astio nelle parole di Canal come un accento familiare; era la vecchia borghesia del luogo, conservatrice, onesta, parsimoniosa, paga del poco, senza slanci, senza fantasia, un po' gretta, che da mezzo secolo vedeva intorno cambiamenti cui non riusciva a tener testa, gente nuova e difforme prender campo, e doveva ogni volta recedere dalla propria chiusa opposizione facendo ricorso all'indifferenza, ma sempre a denti stretti. Ma non erano gli stessi sentimenti a muovere anche Quinto? Solo che Quinto reagiva sempre buttandosi dall'altra parte, abbracciando tutto quel che era nuovo, in contrasto, tutto quel che faceva violenza, e anche adesso, lì, a scoprire l'avvento d'una classe nuova del dopoguerra, d'imprenditori improvvisati e senza scrupoli, egli si sentiva preso da qualcosa che somigliava ora a un interesse scientifico («assistiamo a un importante fenomeno sociologico, mio caro...») ora a un contraddittorio compiacimento estetico. La squallida invasione del cemento aveva il volto camuso e informe dell'uomo nuovo Caisotti»[6].
Questo libro fu scritto tra il 5 aprile 1956 e il 12 luglio 1957, descrive l’identità della cultura architettonica italiana, che caratterizzerà i cinquant’anni a seguire, le chiedo:

possiamo permetterci che la cultura 'imprenditoriale' dei Pietro Caisotti possa essere la stessa degli stimati architetti?

è in grado la migliore classe pensante dell’architettura italiana di disinteressarsi alla propria verità - spesso concepita come taumaturgica - e interessarsi alle verità?

Un caro saluto,
Salvatore D’Agostino

Gentile Luigi Prestinenza Puglisi,
a proposito di questa sua frase: «Il fatto però e' che in altri casi pare attuarsi un gioco tanto semplice quanto brutale: il politico, di destra o di sinistra che sia (spesso di sinistra, alla faccia di tutte le sbandierate questioni morali), decide a tavolino il progettista e lo impone come condizione all’impresa»[7] le chiedo:

a che serve puntualizzare su una presunta supremazia di una parte politica rispetto ad un'altra?

Un caro saluto,
Salvatore D’Agostino

Risponde LPP
Si, in effetti non serve. Però, hai provato a lavorare in certe regioni rosse o rosa, se non fai parte della banda (intendo: quella che suona)? LPP[8]



Luigi Prestinenza Puglisi,
io vivo nell’enclave rossa della Sicilia gestita da Vladimiro Crisafulli, inventore dell’università di Enna’ Kore’, della privatizzazione dell’immondizia (ATO), ideatore di un parco di divertimenti intorno al lago Pozzillo di Regabulto, tutore dell’area industriale della Valle del Dittaino e fervente sostenitore di un aeroporto internazionale da costruire a Centuripe.
Un politico molto amato da Giuliano Ferrara poiché la sua faccia gli ricorda quella di Marlon Brando nella versione ‘Il padrino’ di Francis Ford Coppola e osannato da Pietrangelo Buttafuoco che in un intervista alla domanda: «Quale politico italiano rappresenta meglio la destra che lei vorrebbe?» Rispose: «Il mio amico Vladimiro Crisafulli. È il leader del Pd in Sicilia. Non è di destra ma solo lui saprebbe come fare».
Un politico che sa monitorare gli investimenti pubblici e gestire le poche attività dei privati. Legato al territorio con fidelizzazione conquistata sui palchi e i sottopalchi dei comizi di paese.

Vladimiro Crisafulli è un uomo concreto, ha eliminato l’unica possibilità per i paesani di affacciarsi fuori dal mondo ‘l’Università’, com'è noto noi paesani ogni tanto migriamo da resort in resort o da centro storico in centro storico senza superare mai i confini del buon turista, in questo siamo molto ordinati. Il nostro sa bene che la ‘kore’ gli garantirà i voti delle giovani leve, alienando le loro menti con gli insegnamenti dei professori universitari paesani (professionalità nata e diffusa in tutta Italia con le ultime riforme).

Dicevo, concreto, perché sa promettere la modernità, usato come pretestuoso grimaldello per emancipare il suo mondo elettorale dall’atavico provincialismo.
Cappiddazzu, come viene chiamato dai suoi ammiratori o detrattori, sa bene che non può prospettare ai figli dei vecchi contadini il mito del borgo antico, poiché il suo elettorato non è costituito da borghesi misoneisti da centro storico.
Qui, nel plesso solare della Sicilia, finalmente i paesi si sono svecchiati, completando la fase dell’evacuazione delle zone storiche, un vero e proprio esodo dalle inospitali città di pietra. Adesso gli abitanti sono 'moderni' vivono nelle città di cemento che pagheranno tra venti, trent’anni, progettate dai tecnici amici sia esso geometra, ingegnere o architetto non interessa.
Una modernità che sarà ancora più esaltata dalla costruzione del primo outlet nel sud, progettato dallo studio fiorentino di Guido Lorenzo Spadolini che per uno strano gioco del destino e di semplice marketing, costruirà in cemento un finto borgo toscano con la complicità del potente imprenditore catanese Mario Ciancio Sanfilippo
.

Vladimiro Crisafulli incarna l’uomo politico dominante in Italia (che sia di sinistra o di destra non importa, questa è una sottigliezza per politici inani da salotto buono) con la sua idea di furba modernità ha conquistato il territorio politico ed edilizio, - connubio inscindibile in zone dove non è mai esistita l’industrializzazione - sono convinto che dopo l’allegro e condiviso sprawl dei paesi penserà a trovare i finanziamenti per i decadenti ‘centri storici‘ per ricostruirli a misura di turista.
Completerà così il ciclo di trasformazione del suo elettorato che da ex figli di contadini si trasformeranno in borghesi ‘economicus’ di seconda mano.

Caro Luigi,
se ti capita di venire da queste parti, mi raccomando dimentica il tuo mestiere di critico, quelle case che tu pensi non siano architetture, per chi ci vive sono le dimore più belle del mondo, ma non intenso nel senso del mondo globale, fluido e varie smancerie da intellettuali di città.

Riprendendo i contenuti del nostro dialogo ti pongo altre domande:

siamo proprio sicuri che la corruzione dei concorsi di architettura sia solo un problema di colore politico?

perché persone come Antonio Iannello (architetto campano, non di sinistra, che aveva denunciato lo scempio in corso nella sua terra prima di Roberto Saviano, morto nel 1997) non trovano spazio nelle riviste di architettura?

non credi che l’architettura inizi dal saper vedere queste città di nessuno?

Un caro saluto,
Salvatore D’Agostino

19 febbraio 2010 (ultima modifica: 22 febbraio 2010)


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Note:

[1] Franco Arminio, Il vocabolario di Fahrenheit, Programma radio tre del 31/12/2009

[2] Luca Guido: I costi dell' architettura, presS/Tletter n.03-2010

[3]
Stefano Boeri risponde a Luca Guido sulla questione della Maddalena + un botta e risposta tra Boeri e LPP, presS/Tletter n.04-2004

[4] The Edge Annual Question, 2010, HOW IS THE INTERNET CHANGING THE WAY YOU THINK?

[5] Trad. it., Kevin Kelly, Il pensiero fluido, Internazionale, n 831, 29 gennaio 2010, pp.34-36

[6] Italo Calvino, La speculazione edilizia, Einaudi,Torino, 1963

[7] Luigi Prestinenza Puglisi, I concorsi: Boeri, Niemeyer e altre storie, presS/Tletter n.03-2010


[8] Salvatore D’Agostino: L’identità dell’architettura italiana e i Pietro Caisotti. Due domande a Boeri e una a LPP, presS/Tletter n.05-2010

Le immagini sono trarre dal lavoro 'finExTRA' di Salvatore D'Agostino 1, 2 e 3.

12 febbraio 2010

0038 [SPECULAZIONE] Il DDL 1865 e lo stile ‘Caltagirone’

di Salvatore D'Agostino

Buongiorno Salvatore,
non so ne hai già parlato sul tuo blog.
Conosci il disegno di legge 1865?

“Disposizioni in materia di competenze professionali dei geometri, dei geometri laureati, dei periti industriali con specializzazione in edilizia e dei periti industriali laureati nelle classi di laurea L-7, L-17, L-21 e L-23"

http://parlamento.openpolis.it/atto/documento/id/37600

Daniele Diana

Mail del 10 febbraio 2010 ore 12.41


Tornato da [omissis] adesso,
ho visto sul mio Google Reader il post 'Pannelliano' di Architettura Catania.
Non conoscevo questo disegno di legge.
Fa riflettere molto.
Magari ci costruisco sopra un post.
A presto (periodo di fuoco),
SD
Mail del 10 febbraio 2010 ore 19.26

Caro Daniele,
ho letto il disegno di legge c’è un passaggio che trovo perfettamente aderente alla nostra realtà: «L’articolo 2, comma 2, tende ad incentivare la partecipazione di più professionisti alla progettazione ed alla realizzazione di opere complesse, ciascuno secondo le proprie competenze e con distinte ed autonome funzioni, quando ciò corrisponda alle scelte del committente nella fase di conferimento dell’incarico professionale. Tale collaborazione professionale, in special modo tra ingegneri, geologi e geometri, è oggi ampiamente diffusa, stante il fatto che spesso l’intervento del geometra e del perito edile si limita alla sola progettazione architettonica nel rispetto delle norme edilizie ed igienico-sanitarie, lasciando gli aspetti strutturali a tecnici laureati specialisti del settore»[1].


Come puoi notare non esiste la figura dell’architetto ed è pratica ’ampiamente diffusa’ che la progettazione architettonica spetta al geometra e i calcoli statici all’ingegnere.
Questa legge, come dice la premessa, cerca di dare: «sicurezza operativa ad una compagine di professionisti composta da oltre 120.000 tecnici dando maggiore dignità alle loro prestazioni ed assicurando alla collettività servizi professionali svolti da persone selezionate, preparate e costantemente aggiornate».

Daniele,
parliamoci francamente i legislatori hanno ragione il nostro paese non ha bisogno di architetti ma di geometri ‘costantemente aggiornati’.
Nel 1996 la direttrice del quotidiano ‘Il Tirreno’ Sandra Bonsanti chiese a Oliviero Toscani di scrivere una rubrica dal titolo ‘Natura morta’.
Per il fotografo fu una buona occasione per raccontare la sua Toscana distrutta da due contrapposti poteri forti, i fondamentalisti della conservazione per la tutela economica del turista e le case moderne costruite - da tutte le categorie ‘professionali’ - al di là della parola sacra ‘centro storico’ in uno di questi articoli racconta di un sogno:
«Ho fatto un sogno. Ho sognat
o che un giorno, dalle parti della California (ebbene sì, la località si chiama proprio così, La California), verso Bibbona, atterrava un disco volante con una delegazione di marziani. Subito venivano ricevuti dai sindaci dei comuni del comprensorio, desiderosi di instaurare rapporti di amicizia che, in futuro, chissà, avrebbero potuto trasformarsi in relazioni commerciali.
I marziani erano molto interessati alla vita sulla Terra e facevano un sacco di domande. Naturalmente avevano una macchina fotografica e, quando il sindaco di Cecina ha regalato loro il volume illustrato Le bellezze della Toscana, i marziani hanno espresso il desiderio di vederle dal vivo.
È iniziato così un giro turistico che comprendeva la visita delle torri di San Gimignano, delle mura antiche di Volterra, del viale dei cipressi di Bolgheri, di piazza del Campo a Siena.
"Bello, bello," ripetevano i marziani. "Ma questa è roba di tanto tempo fa. Cosa ha da mostrarci di moderno?" Il sindaco di Cecina guardava i suoi colleghi sindaci sgomento: "Ci sarebbe il centro commerciale, la rotonda della superstrada, a Cecina," azzarda uno. "Ci sarebbe la chiesa nuova a La Califomia," dice un altro. "O le case dei geometri," dice un altro ancora. La carovana si mette in marcia. I sindaci erano di pessimo umore. E quando i mar
ziani hanno cominciato a sghignazzare davanti al centro commerciale dello svincolo di Cecina, quando si sono fatti fotografare davanti al campanile lanciamissili della chiesa cosiddetta moderna che a loro ricordava un'astronave di cinquant'anni fa, quando hanno vomitato davanti al lusso pacchiano della villa dell'architetto Rossi, i sindaci hanno capito che non c'era più nulla da fare. Hanno realizzato di non aver niente da vendere se non quel che restava del passato. Di fronte al megaimpianto industriale di Rosignano Solvayi marziani si sono messi a piangere e anche i sindaci apparivano visibilmente provati. Il mare era pieno di chiazze d'olio nero, l'aria ammorbata dai gas di scarico. Anche ciò che restava di antico, i bei palazzi, le rovine etrusche, le chiese, sembravano soffocare sotto la morsa dei condomini, degli ipermercati, delle stazioni di servizio»[2].


Tu mi dirai ma che c’entrano le considerazioni di un personaggio forse troppo sopravvalutato dai ‘media’?
Ti sembrerà strano ma è stato l’unica persona (sarei felice di essere smentito) che, invitato a un convegno dell’ANCE, ha osato proporre agli imprenditori di diventare i tutori della bellezza, cominciando a distruggere il brutto ed investendo sul bello, suggerendo di:
  • individuare in ogni città le tre costruzioni più brutte, edifici simbolo, non le baracche abusive;
  • acquisirne e distruggerne una per ogni città;
  • dopo la distruzione, promuovere la costruzione di un luogo simbolo del XXI secolo;
  • l’ANCE dovrà impegnarsi a non costruire più senza la consulenza degli architetti;
  • a diventare ambientalisti nell’operare e permettersi di distruggere ciò che è stato costruito[3].
Sinceramente ti sembra possibile che geometri, ingegneri e imprenditori si possano fidare degli architetti?

Perdona un’altra lunga citazione, ma l’architetto nonché scrittore Gianni Biondillo, a proposito dei geometri merita di essere ascoltato:
«Pasolini parlò della televisione come lo strumento principe dell'omologazione voluta dal centro, dal potere, nei confronti del popolo. Parlò della sua mutazione antropologica ottenuta, soprattutto, dai modelli rappresentati dalla pubblicità. Ebbene, se dovessi aggiungere una chiosa alla denuncia pasoliniana, specificherei che - mentre i progettisti urbani erano presi dal rispondere al problema delle periferie cittadine con progetti di enormi dimensioni, ma in fondo ben delimitati sul territorio - la mutazione antropologica ha trovato come sua concretizzazione ossea, sul territorio, un alleato potentissimo che dal basso e orizzontalmente ha davvero mutato, nei comportamenti e nel gusto collettivo, la nazione. Parlo del programma ministeriale del corso quinquennale per geometri.
Non ci si rende conto di quanto sia stato davvero devastante aver consentito a dei semplici diplomati di progettare e costruire case alte fino a tre piani (praticamente la stragrande maggioranza della volumetria edilizia; esistente sul nostro territorio nazionale). È stato come; dare ad un infermiere la possibilità di operare a cuore aperto. Non è colpa dell'infermiere, in fondo, ma della legge che glielo ha permesso (perché questo è successo e succede soprattutto da noi. In Germania, ad esempio, sarebbe impensabile. E non è una coincidenza che le case tedesche siano, generalmente, più «belle»).
Parli perché sei un architetto, potreste dirmi. No. Parlo perché, prima di tutto, sono un perito edile, un geometra, e perciò so, io so, cosa e come pensa un geometra. Nel paese dei furbi, dove i ragionieri sono dottori commercialisti, gli odontotecnici sono odontoiatri e i geometri sono progettisti, io so cosa ti insegnano in quel quinquennio. Conosco il peso specifico che ha nella formazione di progettisti il manuale del geometra, la bibbia risolutrice di ogni problema progettuale. Che non è mai posto come problema, ma sempre e solo come un'unica indiscutibile soluzione tipologica, indifferente al territorio e alla realtà storica a cui fa riferimento il progetto.
Conosco a menadito le idee a mala pena orecchiate sul confort o l’existenz minimum - temi che hanno tenuto per anni in ballo le migliori menti della generazione di progettisti di inizio secolo - trasformate in una assurda, banalizzata, emulazione fallita (il kitsch per antonomasia, per dirla con Tommaso Labranca).
Tutto l'incasato che si spalma per l'intera pianura padana, la successione senza soluzione di continuità che attanaglia le nostre coste, i neo-paesi di seconde e terze case sulle nostre Alpi, o sugli Appennini, le villettopoli che annientano i confini fra comune e comune del casertano, del barese, i paesi gonfi come tumori di cemento e gres porcellanato delle nostre isole, le costruzioni abusive sui greti dei fiumi, sui terreni smottati, nei parchi archeologici, gli interi paesi condonati, tutta questa edilizia, tutta, senza alcuna speranza, si riconduce a quel programma ministeriale, con una violenza omologatrice spaventosa. Gli stessi tetti, gli stessi spioventi, che tu sia sulle Prealpi o in Sardegna, la stessa identica distribuzione funzionale dell'appartamento, che tu viva su un fiume, in paese, al lago, in aperta campagna, gli stessi identici box, giardini, recinti, canne fumarie, pozzetti d'ispezione, terrazze, archi, finiture interne ed esterne, tutto uguale, omologato, annullata ogni differenza, lo stesso identico sfoggio delle stesse identiche, false «finiture di pregio ». Un incubo»[4].


Daniele,
in Italia tra architetti, ingegneri e geometri si stimano 400.000 tecnici registrati nei vari ordini, significa un tecnico ogni centocinquanta abitanti escludendo la categoria dei muratori.
400.000 tecnici che hanno scritto sul paesaggio italiano il recente racconto dell’architettura contemporanea non a caso il 24 ottobre 2009 l’accademia italiana[5], ha conseguito a Francesco Bellavista Caltagirone, uno degli artifici di questo racconto la Laurea honoris causa: «Il titolo che mi viene conferito - ha affermato Caltagirone - avvalora ancora una volta la mia personale idea che un' imprenditoria sana, condotta con etica e con il rispetto del contesto sociale e ambientale nel quale si inserisce, possa portare giovamento al territorio che non è più da considerare come mero spettatore dell' impresa».
Tu da tempo hai deciso di andare via dall’Italia io ho capito che devo cominciare a studiare ‘lo stile Caltagirone’ credo a questo punto che non mi resta altro da fare poiché come diceva Bruno Zevi: «La cultura degli architetti moderni è troppo spesso legata alla loro cronaca polemica»[6].

Non voglio finire con una geremiade, sappiamo bene che non serve a niente ti propongo alcuni spunti di riflessione:
  • abolire gli istituti tecnici per geometri com'è avvenuto per gli istituti magistrali, da qualche anno per insegnare nelle scuole primarie occorre la laurea, in modo tale che tra 70 anni la figura del geometra - nata per esigenze che adesso non ci sono più - scompaia;
  • prevedere per tutti gli edifici di carattere pubblico (comprese le costruzioni private) un processo progettuale e tecnico sinergico tra ingegnere e architetto, chiarendo le competenze di ciascuno ed eliminando le mille lauree specialistiche che alimentano una confusione di competenze;
  • ritornare a occuparsi di città e rivedere le leggi urbanistiche eliminando dal vocabolario le parole ‘centro storico’ e ‘periferia’;
  • eliminare la discrezionalità politica sugli affidamenti degli incarichi ‘pubblici’.
Un caro saluto,
Salvatore


Di seguito una piccola cronistoria BLOG/FACEBOOK sul DDL 1865.

6 febbraio 2010:

sulla pagina (chiamata Wall) di Facebook Federazione Nazionale Architetti ed Ingegneri Liberi professionisti viene scritto questo messaggio: GETILI COLLEGHI UN NUOVO ATTENTATO ALLA PROFESISONE è IN ATTO CON UN DISEGNO DI LEGGE CHE PROPORREBBE LA POSSIBILITà AI DIPLOMATI DI PROGETTARE, CALCOLARE E DIRIGERE LAVORI DI VOLUMETRIA FINO 5.000 MC(UNA PALAZZO DI 10 APPARTAMENTI E 5 NEGOZI!!!)esprimete il vostro dissenso,e i vostri mi piace alle nostre osservazioni;

viene aperta una pagina NO al DDL 1865 presentato in Senato dalla Senatrice Simona Vicari fondatrice Bianca Maria Canepa;

viene inoltarta una lettera alla senatrice Simona Vicari promotrice del disegno di legge;

Simona Vicari risponde alla lettera sopracitata sul suo blog Diario di bordo di Simona Vicari post: DDL 1865 - ARCHITETTI,INGEGNERI,GEOMETRI.....

9 febbraio 2010:

sul blog di Archiportale Elena Fedi scrive: SICCOME SAREI POCO ATTENTA ....LEGGETE LEGGETE;

viene aperta la pagina di Facebook SI AL Disegno di Legge DDL 1865 fondata da Ciro Petriccione.

10 febbraio 2010:

sul blog Architettura Catania viene pubblicato In esame al Senato un assurdo disegno di legge per estendere le competenze d progettazione architettonica e strutturale ai geometri dove si minaccia: SE QUESTA LEGGE DOVESSE ESSERE APPROVATA VORRA' DIRE CHE L'ITALIA HA DEFINITIVMENTE RINUNCIATO ALL'ARCHITETTURA SIA COME DISCIPLINA TECNICO/PROESSIONALE CHE COME BENE CULTURALE.
IN TALE EVENIENZA QUESTO BLOG VERRA' CHIUSO

11 febbraio 2010:

il blog Amate l'Architettura invita a firmare una petizione PER LA SALVAGUARDIA DELL'ARCHITETTURA CONTRO IL DDL 1865 e scrivere una lettera al ministro Simona Vicari mail vicari_s@posta.senato.it nel loro post: Bisogna riconoscerlo: i geometri sono più bravi di noi;

Matteo Seraceni attraverso mail mi segnala di aver aggiornato un suo post:
«Ciao.
Volevo segnalarti una cosa preoccupante che ho segnalato già sul mio blog:
http://arching.wordpress.com/2010/01/20/competenze-di-ingegneri-architetti-e-geometri-redux/
e che proviene da http://architetturacatania.blogspot.com/2010/02/in-esame-al-senato-un-assurdo-disegno.html.
Senza parole»;

il blog Voltare Pagina pubblica un post dal titolo emblematico DISEGNO DI LEGGE SHOCK! e indica la pagina del sito del parlamento, dove si può votare ‘Sei favorevole o contrario’;


Eleonora Bonanno pubblica su FB una nota: Contro l'assurdo disegno di legge per estendere le competenze dei geometri
.

12 febbraio 2010:


la senatrice Simona Vinci sul suo blog Diario di bordo di Simona Vicari nel post DDL 1865 - ARCHITETTI,INGEGNERI,GEOMETRI..... scrive: Comunico che incontrerò il Presidente nazionale dell'Ordine a fine mese, per discutere serenamente sulle possibili migliorie al ddl;


Matteo Capuani sulla bacheca Facebook federazione Architetti Ingegneri Liberi Professionisti
scrive:. ..........E' di poche ore fa la conferma che la Senatrice Vicari, con estrema disponibilità, ha fissato un incontro presso il senato con il presidente del Consiglio Nazionale Architetto Massimo Gallione, ed il sottoscritto, per discutere sul Disegno di Legge (fissato per mercoledì 24 febbraio). Ovviamente ci aspettiam...o un incontro importante, dove poter rappresentare ogni nostra ragione, ed ogni motivo, di interesse generale (per il paese) e particolare (per gli architetti).........
..........Confidiamo che la sensibilità politica e la capacità tecnica del nostro interlocutore, possano permettere al buon senso di prevalere sugli interessi particolari a tutela e beneficio del paese, del paesaggio, della sicurezza dell'abitare e in ultimo ma non meno importante di una intera classe professionale di lavoratori (125.000 architetti italiani) oggi in condizione di grande sofferenza!!!............
architetto matteo capuani
.

12 febbraio 2010
(Ultima modifica: 13 febbraio 2010)

Intersezioni --->SPECULAZIONE

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Note:

[1]DISEGNO DI LEGGE n. 1865 d’iniziativa dei senatori Simona Vicari, Antonio Battaglia, Valerio Carrara, Salvatore Cuffaro e Elio Massimo Palmizio. Link

[2] Oliviero Toscani, Io non sono obiettivo, Feltrinelli, 2001, pp. 126-127


[3] Palazzinari Anno Zero” pubblicato su Abitare, aprile 2008, n. 481, pp. 13-16.
Su Wilfing Architettura: 0011 [SPECULAZIONE] Palazzinari anno zero

[4] Gianni Biondillo, Metropoli per principianti, Guanda, 2008. pp.20-22


[5] Redazionale, Laurea honoris causa a Bellavista Caltagirone, Corriere della Sera, 24 ottobre 2009. Link

[6] Bruno Zevi, Saper vedere l’architettura, Einaudi, Torino, 1948, p. 15

06 febbraio 2010

0037 [SPECULAZIONE] Viaggio nel paese che abbiamo inventato

di Salvatore D'Agostino
«Camminare è un soggetto che porta sempre a divagare». (Rebecca Solnit) [1]
   Credo che questa frase potrebbe essere l’epigrafe del libro di Cristiano De Majo e Fabio Viola ‘Italia 2 - Viaggio nel paese che abbiamo inventato’ [2] . Contraddicendo il sottotitolo questo libro non è un racconto di viaggio ma una narrazione ad alta voce sui luoghi comuni dell’immaginario collettivo. Ai due scrittori non interessa descrivere ciò che vedono ma semplicemente divagano, il loro racconto è un accumulo di sensazioni e idee, dove lo sfondo spesso mediaticamente ‘perfetto’ si decompone. L'Italia che tutti pensiamo di aver visto e di conoscere sembra non esistere.

   De Majo e Viola si disinteressano delle descrizioni antropologiche e soprattutto non danno istruzioni per l'uso, scelgono dei luoghi, li raggiungono, camminano e divagano.
Il luogo così osservato perde la didascalia e diventa sedimentazione narrativa.

Salvatore D’Agostino Italia 2, più che un racconto di viaggio è un’iniziazione per diventare ‘abitante’ italiano, alla fine del vostro peregrinare Cristiano De Majo ritornerà nella sua Napoli perché, come afferma nel libro, ha capito che da lì occorre ricominciare e Fabio Viola andrà via dall’Italia, a Osaka in Giappone
, sostenendo: se l’Italia è diventata un’immagine stereotipata dai luoghi comuni meglio vivere dove la finzione non è subdola retorica ma stile di vita. Ancora valido il vostro epilogo? 

Cristiano De Majo Sì, è ancora valido. Siamo rimasti intrappolati nella fine del nostro libro, io a Napoli e Fabio in Giappone. Il discorso su autentico e inautentico e su vero e falso continua a essere un'ossessione per me. Sto battendo altre piste rispetto a quelle di Italia 2, ma in qualche modo continuo a occuparmene.

Fabio Viola Io ho smesso di pormi certe domande perché ho l'impressione che sia uno sforzo inane. Preferisco non contrapporre le due cose - autenticità contro inautenticità - ma vedere come si abbracciano e interagiscono, come siano l'una un miraggio dovuto all'altra.
C'è da dire comunque che l'Italia, adesso, non è che abbia molte attrattive, nemmeno fingendosi turista - e non sto fingendo di essere cinico. È per questo che ancora non ci torno: mi fa paura, mentre il Giappone mi tranquillizza (anestetizza).

Italia 2 è il resoconto a quattro mani di un viaggio, fatto tra l'ottobre 2006 e il febbraio del 2007, dove si osserva l'Italia: vista attraverso i media: la casa del Mulino Bianco e la villetta di Cogne; dei luoghi religiosi: la federazione del Damanhur e la chiesa di Padre a Pio; della memoria: la Risiera di San Sabba e Predappio; del turismo: Venezia, Roma e Matera. Dopo la lettura si ha la sensazione che avete attraversato una nazione dove gli abitanti sono in transito. Nessuno sembra abitare un luogo ma l'immagine di essa. «Ci basta poco per capire che le foto che stiamo facendo, tutte foto molto ispirate peraltro, sono foto di turisti che fanno foto».[3]
Dove abita l’italiano?

Foto di Fabio Viola
CDM Il nostro è un viaggio anche dentro certi simboli, quindi non può essere considerato una mappa dell'abitare in senso stretto. I luoghi che abbiamo scelto offrivano, a nostro avviso, una rappresentazione o una proiezione del Paese, specie per quanto riguarda alcuni aspetti. D'altra parte il primo capitolo che tu hai citato si occupa esattamente di case, o della casa italiana per eccellenza: il Mulino Bianco e il suo rovescio oscuro: la villetta di Cogne. Dunque, rispondendo alla domanda, su un piano più reale l'italiano abita in maggioranza in palazzi affogati in altri palazzi nei quartieri dormitorio delle grandi città, in un territorio che da un lato è distrutto dall'abusivismo, e dall'altro è bloccato da uno stupido ossequio nei confronti della storia, ragione per cui basta qualche pietra vecchia di duemila anni per impedire le naturali trasformazioni di una città, che dovrebbe sempre tendere a rispecchiare il tempo in cui si vive, cosa che in Italia non succede, o almeno non da un punto di vista architettonico. Dall'altro su piano simbolico, io e Fabio abbiamo immaginato che l'italiano abitasse ancora in queste casa ideale, che sembra il disegno di un bambino delle elementari: il tetto a punta, il comignolo, il focolare, ma ovviamente è insieme perfezione e orrore.

FV L'italiano non abita ma occupa. E lo fa in uno spazio maltrattato che a mio avviso andrebbe espropriato. Ciò che l'Italia è adesso è il frutto di anni di sciatteria, e se da un lato si assiste a un'esplosione di metastasi (tessuto sociale in frantumi, classe politica marcia e volgare, violenza verso il territorio, disinteresse per tutto e alienazione - tutte cose di cui si parla da tanto ma che di anno in anno sembrano sempre più in esaltazione), dall'altro mi sembra che queste metastasi vengano nascoste da una prominenza della finta vocazione turistica del Paese. Attraverso il turismo, banalmente, si mette in atto una sceneggiata, e si vende un'Italia che gli italiani non vedono o in cui non credono (più).
Nel libro non parliamo solo di questo, ma penso che il capitolo su Roma, Venezia e Matera racconti chiaramente questa Italia tumefatta.

Roberto Saviano compie un viaggio nella sua Napoli, per dopo finire esiliato, ciò che vede è socialmente scomodo, non poteva immaginare che l’ultima frase del suo libro «Maledetti bastardi, sono ancora vivo!»[4] sarebbe diventato il suo grido mattutino.
Walter Siti per qualche anno si trasferisce in una borgata romana, vive senza pregiudizi, il suo nuovo stato di abitante ne uscirà cambiato o meglio contagiato:

«L’appassionata analisi di Pasolini, vecchia di oltre trent’anni, andrebbe rovesciata: non sono le borgate che stanno imborghesendo, ma è la borghesia che si sta “imborgatando”. Al di là dell’esperienza biografica di pochi individui sbrancati, o dell’arroganza esibizionista di qualche ricco che gioca al sottoproletario (“se hai soldi, una bella macchina e un po’ di cocaina, puoi scopare chiunque” è un motto del carcere ammirato e condiviso da Fabrizio Corona) – al di là dei casi singoli, vige un’effettiva solidarietà strutturale: nel continuum indifferenziato di chi il mondo non sa più vederlo intero, è l’ideologia di quelli che una volta si chiamavano gli esclusi (i lumpen, i sub-culturali) a risultare egemone».[5]
Gianni Biondillo, nato e vissuto a Milano nel quartiere Quarto Oggiaro, è ossessionato dalla semplificazione giornalistica e dai film girati nel suo quartiere che accomunano spesso Quarto Oggiaro a Scampia:
«Quarto Oggiaro, così come tutte le altre periferie meneghine, è dove vive il popolo che ha partecipato ad un sogno di emancipazione collettiva costruendo la ricchezza di una Milano che ora, irriconoscente, non salda il conto. Non so per quanto ancora, però, gli elegantissimi morti viventi che popolano la cerchia dei Navigli potranno dare le spalle alla sua cintura periferica. Quarto Oggiaro esiste anche nel resto dell’anno, e se non troviamo una politica insediativa e culturale degna di una città civile, se non avremo una politica che esca dai salotti buoni abituati, insomma, la catastrofe sarà imminente. Noi siamo abituati all’emergenza, ma, mi chiedo, e voi?»[6]
Più che racconti sono urla di dolore che provengono dal cuore di Napoli, Roma e Milano. Urla che l’italiano sembra non ascoltare.
A che serve scrivere?

FV Scrivere non serve a niente, o serve a pochissimo, e in particolare scrivere della società, criticarla, ribellarsi, eccetera. Scrivere fiction può servire al singolo, ma il mondo si muove in massa in direzioni prevedibili e un libro non cambia nulla. I libri più rivoluzionari sono stati inutili o talvolta dannosi. I movimenti e le correnti ispirate o mosse da un libro, una canzone, un'idea sono finiti nel nulla. Penso ai pacifisti degli anni Sessanta. Ai comunisti. Addirittura agli acquariani de "La Profezia di Celestino", che quando uscì sembrava dover cambiare il mondo tanto grande fu il successo.
Insomma scrivere fa sentire meglio o peggio il singolo, e i cambiamenti che mette in moto la scrittura sono marginali quanto è marginale un essere umano. Se il singolo essere umano è tutto ciò che conta, allora scrivere serve a qualcosa. Altrimenti è un esercizio di idealismo.
Per quanto riguarda il nostro libro, be', per me è una questione estetica più che politica o sociale. L'estetica del vuoto mi affascina, l'aderenza a un ruolo o una maschera di una persona o di un luogo sono questioni più rilevanti per me dello sforzo di criticare la società o cambiarla con la parola scritta. Se sono cinico è perché vivo in Giappone da tre anni e l'Italia si sta sgretolando con più impegno del solito.

CDM Sono anch'io convinto dell'inutilità pratica della scrittura come di qualsiasi altro prodotto culturale. E nutro un profondo sospetto nei confronti di tutti quelli che pensano, scrivendo, di cambiare il mondo. I libri che hanno modificato il corso delle cose - per esempio la Bibbia o il Capitale - sono quasi sempre testi a carattere sapienziale o messianico o politico e non hanno molto a che fare con l'idea della scrittura e dello scrittore che si è affermata dalla modernità in poi. Vedo piuttosto gli scrittori come delle antenne che dovrebbero avere una maggiore o più profonda capacità di percepire le cose, di penetrarle, oppure come dei costruttori di modelli che rappresentano il modo in cui l'uomo attraversa quest'esperienza che chiamiamo vita. E non mi sembra poco. Non credo affatto che la mia missione sia quella di migliorare qualcosa o qualcuno. Credo sia invece di raccontare quello che vedo, quello che mi fa pensare, quello che mi fa commuovere.

Il vostro libro si presenta come un viaggio ma non lo è. Manca il percorso, quell’andare da A a B che lo caratterizza, il vostro è un procedere per punti. L’evidente parafrasi sottintesa nel titolo ‘Italia 2[7] è il perno del vostro interesse, pianificate tappe legate più all’immaginazione mediatica, alla fede, alla memoria che ai luoghi.
La vostra premeditazione si evidenzia nella meticolosa preparazione, spesso coadiuvata da letture portate nel vostro bagaglio a mano.
A mio avviso, occorrerebbe leggerlo sfrondando il testo dalla metaprogettazione del viaggio, poiché le parti interessanti e credo coraggiose sono i vostri dialoghi o appunti visivi. Ciò che osservate non corrisponde a ciò che avevate immaginato. Vi accorgete che non è più possibile raccontare l’Italia con il tono romantico dei viaggiatori del passato che definivano attraverso il linguaggio e in modo perentorio i luoghi. Poiché, come spesso scrivete, ci sono cose che non si possono spiegare.
Alla fine il vostro peregrinare appare catartico, vi liberate dall’idea dominante della nostra epoca mediatica: la semplificazione.

CDM Tutto molto giusto, soprattutto l'ultima cosa che dici sulla semplificazione. Alcuni dei luoghi che abbiamo visitato si sono proprio ammalati di quella che potremmo chiamare una sindrome da semplificazione. Oltretutto la semplificazione è in un certo senso la clava del turista, e anche quando tutti noi cerchiamo coscienziosamente di problematizzare la nostra presenza in un luogo estraneo, finiamo per semplificare seguendo schemi un po' manichei e autoconsolatori (turista cattivo vs. turista responsabile). La nostra battaglia contro la semplificazione abbiamo cercato di combatterla con una scrittura problematica fino al paradosso, una scrittura di sole domande senza risposte in un paese dove l'abitudine consolidata è dare risposte senza che sia stata formulata prima una domanda. Come dicevi tu, ci sono cose che non si possono spiegare, ma questo non vuol dire che dobbiamo rinunciare a raccontarle.

FV Non direi che ciò che abbiamo osservato e ciò che immaginavamo prima di partire siano due cose così distanti. La scelta che abbiamo fatto al momento della progettazione del libro è stata una scelta ponderata. Sapevamo che i luoghi sarebbero stati funzionali al nostro discorso. In questo anche noi, come i viaggiatori del Settecento, partivamo in cerca di qualcosa, di conferme visive a immagini astratte, nella speranza che la "realtà" rendesse stabile la nostra ideologia. Inconsciamente però, io credo, Cristiano e io siamo voluti passare dalla cartolina alla diapositiva. Una diapositiva però vista al buio, senza luce o proiettore, e quindi vagamente tridimensionale.
Infine, alla luce di ciò che ha scritto Cristiano poco fa, è interessante notare come queste nostre ultime siano state proprio risposte a una non domanda. All'italiana, per così dire.
 

6 febbraio 2010
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Note:
[1] Rebecca Solnit, Storia del camminare, Bruno Mondadori, Milano, 2002, p. 9
[2] Cristiano De Majo e Fabio Viola ‘Italia 2 - Viaggio nel paese che abbiamo inventato’, Minimum fax, Roma, 2008
[3] Cristiano De Majo e Fabio Viola, op. cit., p. 253
[4] Roberto Saviano, Gomorra, Mondadori, Milano, 2006, p. 331
[5] Walter Siti, Il contagio, Mondadori, Milano, 2008, p. 313
[6] Gianni Biondillo, Metropoli per principianti, Guanda, Parma, 2008, p.153
[7] Italia 2 allude alla Milano 2 costruita negli anni ottanta da Silvio Berlusconi

02 febbraio 2010

0026 [MONDOBLOG] La storia del blog e una storia blog Elmanco

di Salvatore D'Agostino
intervista

Quasi 16 anni fa, il 27 gennaio 1994 Justin Hall1 studente dello Swarthmore College, scriveva le sue prime frasi sul Web (aveva 15 anni), ed annunciava:
 «Welcome to my first attempt at Hypertext.»
Benvenuti nel mio primo tentativo di Hypertext. Ecco come si presentava la sua pagina2:

Justin Hall è considerato il primo blogger, i suoi pensieri ipertestuali raccontano molti aspetti della sua vita.
In un post del 26 gennaio 2009 sul suo blog, Justin's links (un anno fa)3 ricordando la sua quindicennale esperienza, afferma che scrivere in rete è stato come trovare un posto nel mondo che gli ha offerto la possibilità di trovare amici e persone appassionate con cui lavorare, conclude che questo si è verificato solo grazie alla sua vita in rete:
«It's happening right now, and you're a part of it :-)»
Sta succedendo adesso e tu fai parte di esso, frase che caratterizza spesso l'ottimismo incondizionato dell'uso delle nuove tecnologie.
Adesso si occupa di giochi multiplayer
online.

Ma procediamo con ordine: quando nasce il blog?
«Lo schema di una piattaforma base per blogging - osserva Giuseppe Granieri4 - potrebbe ridursi ad un modulo per l'inserimento dei testi in un database e ad un modulo di output che li estrae e li visualizza in una pagina web, con l'ultimo testo inserito collocato in alto e gli altri a seguire verso il basso. Utilizzando un sistema simile, per pubblicare qualcosa sul Web non è necessaria nessuna competenza tecnica, se non quella di elaborare testi al computer.
Se guardiamo all'organizzazione dei contenuti, caratterizzata appunto dall'annotazione più recente in alto, secondo alcuni il primo weblog [...] fu anche il primo sito web in assoluto, ovvero la pagina costruita da Tim Berners-Lee sui server del CERN (Comité Européen pour la Recherche Nucléaire).»
Ecco come si presentava la prima pagina Web5 il 6 agosto 1991:
L'atto di annotare o registrare in inglese è tradotto con 'to log'.6
Il log, cioè prendere nota o registrare in una pagina Web per comunicare ad altri i contenuti è l’idea originaria del Web. Da qui la nascita del neologismo Web Log.7
Si deve al programmatore Jorn Barger che chiamò la sua pagina Web 'Robot Wisdom Weblog' la nascita del termine Weblog.8 Nel suo primo post9, mercoledì 17 dicembre 1997, segnalava un articolo e una discussione su un newsgroup sulla spartizione del malaffare della città di Chicago di bande cinesi, con l'aiuto di alcuni poliziotti corrotti.
Il 14 luglio 2007, il 'The Wall street Journal' celebra il 10° compleanno dei blog con uno speciale curato da Tunku Varadarajan dal titolo Happy Blogiversary.
«The dating of the 10th anniversary of blogs, and the ascription of primacy to the first blogger, are imperfect exercises. Others, such as David Winer, who blogged with Scripting News, and Cameron Barrett, who started CamWorld, were alongside the polemical Mr. Barger in the advance guard. And before them there were "proto-blogs," embryonic indications of the online profusion that was to follow. But by widespread consensus, 1997 is a reasonable point at which to mark the emergence of the blog as a distinct life-form.»10
Tra i dodici commentatori figura il giornalista Tom Wolfe, che molti di voi ricorderanno per il suo libro 'Maledetti Architetti'.11 Tom Wolfe è stato il padre del 'giornalismo di opinione' negli Stati Uniti, non a caso il suo libro appena citato è privo di spunti critici e ricco di considerazioni personali.
Quasi in contraddizione con il suo spirito 'opinio
nistico' afferma che è stanco di grida narcisiste e prive di fondamento giornalistico e non legge i blog. Racconta anche un episodio della sua morte prematura sulla voce Wikipedia a lui dedicata.
Secondo il 'The Wall street Journal' il pioniere dei blog è lo sviluppatore di software, scrittore ed editorialista della rivista Wired, Dave Winer.
Dave Winer racconta alla giornalista Rose Aguilar
12 che nel febbraio del 1996, organizzando il sito della ‘24 Hours of Democracy’, per una protesta a cui aderì anche Bill Gates contro una legge restrittiva nei confronti della libertà di parola13, avvertì l'esigenza di aggiornare frequentemente i partecipanti della manifestazione. Il 15 febbraio 1996 pubblica le sue prime note in rete avvisando che appena avrà qualcosa di nuovo lo scriverà in una nuova pagina del sito. In una pagina scriverà: 
«The web is a positive energy space.»
Il Web è uno spazio di energia positiva. Riporto la pagina riassuntiva in ordine cronologico inverso:
Interessanti le norme di comportamento: si può essere in disaccordo ma è importante evitare considerazioni personali su altre persone.
«PS: We're guests on AOL's server. Be respectful. Keep the traffic to essential statements and questions. No one-line messages saying "Thanks!" or "Got it." It's a high-traffic list. No flames, no personal statements about other people, you can make personal statements about yourself, of course. Remember it's OK to disagree. It's going to be a lot of fun! Cooool!» (qui)
Il 2 aprile 1997 pubblica il suo primo post una semplice lista di link reputati interessanti su Scripting News ovvero la sua pagina Web, dove riprende l'idea dell'inserimento in ordine cronologico inverso degli scritti. Scripting News per questa sua peculiarità è considerato il primo blog.
Dave Winer, sei anni dopo sarà chiamato dall'università di Havard per un corso universitario il cui scopo era d'insegnare agli studenti a costruire i blog personali e agevolare le interazioni per la didattica.14
Ritorniamo all'incipit dello speciale, tra i pionieri viene indicato altresì Cameron Barrett e il suo
CamWorld, il suo primo post dell'11 giugno 1997 (circa due mesi il primo post di Dave Winer) sembra riassumere la vita da interconnessi: 
«Life is a constant challenge».
La vita è una sfida costante.
Vorrei segnalare che Cameron Barrett in seguito sarà l'ideatore di un blog atipico ma molto innovativo, ‘Watch Blog’ ovvero un blog diviso in tre colonne, dove in ogni colonna c'è il punto di vista degli esponenti dei vari partiti: Democrats & Liberals, Third Party & Independents (ovvero tutte le voci indipendenti), Republicans & Conservatives, lanciato il 21 maggio 2003.
Come dice lo stesso Barret: Perché? Diciamolo chiaro, la politica è confusa. A volte è difficile a chi credere, a chi ascoltare a chi sostenere. Siamo qui per aiutarvi.



Vi riporto i titoli dei primi articoli:

Democrats & Liberals,
Feisty Texans a Model For Democratic Party, 29 maggio 2003.

Third Party & Independents,
The Green Party Dilemma, 21 maggio 2003.

Republicans & Conservatives,
Tax Cut Positions Bush for the 2004 Election, 27 maggio 2003. 

E Justin Hall e la sua prima pagina di diario sul Web del 1994?
«Il web è un'invenzione geniale - afferma lo scrittore Richard Dawkins -, uno dei traguardi più alti raggiunti della specie umana. La sua qualità migliore è quella di non essere stato creato da un singolo genio come Tim Berners-Lee o Steve Wozniak o Alan Kay, né da una grande azienda come la Sony o l'Ibm, ma da una comunità anarchica composta da singoli e gruppi per lo più anonimi sparsi in tutto il mondo.»15
Fare la storia del blog è forse impossibile, poiché il Web ha una memoria labile, ogni pagina nelle migliori delle ipotesi è in continuo mutamento sia nella grafica, sia nei contenuti ma spesso semplicemente nel tempo svanisce, poiché cancellate dall'autore o dal server.

Prima di riparlare di Justin Hall occorre domandarsi che cos'è un blog?

Parafrasando la definizione di Giuseppe Granieri un blog offre la possibilità di scrivere note (ipertestuali, immagini, video, audio) cronologiche inverse con la variante di poter essere commentate.
Riepiloghiamo i momenti di questo sviluppo anarchico collettivo:
  • il 6 agosto 1991 Tim Berners-Lee inventa la scrittura su una pagina Web;
  • il 27 gennaio 1994 Justin Hall utilizza il Web per scrivere il suo diario;
  • il 2 aprile 1997 Dave Winer codifica uno sviluppo cronologico inverso per i suoi appunti.
Manca l'ultimo tassello, i 'commenti'.

Fu Bruce Ableson che il 20 ottobre 1998 programma e lancia la prima piattaforma blog 'Open Diary’ dove offre la possibilità di pubblicare il proprio diario in rete attraverso semplici passaggi introducendo l'opzione di inserimento di un commento in calce alla nota.
Il 21 ottobre nel suo primo post Ink on My Hands racconta la sua esperienza lavorativa e stranamente il suo diario in rete non risulta abilitato per i commenti.
Mi sono messo alla ricerca del primo commento ma come abbiamo constatato fare la storia Web significa fare la storia di quel che resta, poiché in questo caso, molti diaristi si sono letteralmente smaterializzati senza lasciare tracce.

Il commento più vecchio che sono riuscito a rintracciare è stato postato sul blog di Jane Says Hellooo, Cyber Diary, - bella la definizione di Cyber Diario - il 12 novembre 1998 (24 giorni dopo il lancio), un enigmatico:
«Do you ware a wig around? MATT.»

Sempre su ‘Open Diary’ il 7 dicembre 1998, Xochiquetzal, scrive la sua prima pagina di diario dove a mio avviso si trova una delle più pregnanti definizione delle scritture Web:
«to write so beautifully on this alluring blank space.»
È bello scrivere in questo affascinante spazio vuoto (post Emergence of a Nonconformist).
Un'ultima curiosità SoCal Frank scrive nel suo primo post Yet another segment of my journal di aver iniziato il suo diario 'Off' ovvero non in rete nel 1996 mentre era militare di stanza nel Nord Italia. Un commentatore anonimo dice che anche lui viveva a Milano nel 1960.

Interessante e anche significativa per la casualità dell'invenzione è la storia legata ai neologismi.

Abbiamo già detto che Jorn Barger ideò il sostantivo Weblog unendo le parole Web e log, il 17 dicembre 1997.
Il termine blog fu coniato da Peter Merholz che tra l'aprile e il maggio del 1999 scrisse nella barra sinistra della sua pagina Web di avere preso una decisione, contrarre la parola Weblog in Wee-Blog o Blog.16
Una parola che sarebbe rimasta inutilizzata se Evan Williams per Pyra Labs nell'agosto 1999 non avesse lanciato la piattaforma basandosi sul modello di Open Diary chiamata ‘Blogger’, si deve a lui anche il verbo to blog (bloggare) e il sostantivo blogger.17 Un'altra curiosità, sarà lo stesso Evan Williams, essendo tra i cofondatori, a lanciare il primo microblogging 'Twitter' il 21 marzo del 2006 alle 12.50.
Non ci resta che concludere con l'invenzione del neologismo ‘blogosfera’ del blogger Brad L. Graham - morto il 4 gennaio scorso18 - in un post del 10 settembre 1999 dove parlava del termine blog con tono scherzoso dava l'addio alla parola ‘cyberspazio’ e al suo posto coniava il termine ‘Blogosphere’. 19
Più che una storia blog si può parlare delle tracce ancora visibili in rete o resi tali dalla critica.
C'è da chiedersi come rendere meno labile la 'memoria' Web?

Il prossimo colloquio di Wilfing Architettura ripercorre una di queste storie o tracce in rete ed interloquirà con Stefano Ricci autore di Elmanco.

2 febbraio 2010 (ultima modifica: 12 febbraio 2012)
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Note:
1 Fu il giornalista Jeffrey Rose del The New York Times a identificare in Justin Hall il primo blogger intimista. Jeffrey Rose, Your Blog or Mine?, 19 dicembre 2004, The New York Times (qui). 
2 Justin Hall, Welcome to my first attempt at Hypertext, Justin's home page, 27 gennaio 1994 (qui).
3 Justin Hall,15 years of fun online: nonfiction transcription to layering game, Blog Justin' links, 26 gennaio 2009 (qui). Puoi trovare un approfondimento sulla sua vita su Scott Rosernberg, Say Everything: How Blogging Began, What It's Becoming, and Why It Matters, Hardcover, 2009. Qui il primo capitolo pubblicato online. 
4 Giuseppe Granieri, Blog generation, Laterza, Roma-Bari, 2005, pp. 25-26. 
5 Tim Berners-Lee, World Wide Web, Archivio storico prima pagina Web (breve sintesi del progetto World Wide Web), 6 agosto 1991 (qui).
6 Log in inglese ha anche un altro significato di ‘giornale di bordo nautico’, il verbo to log significa registrare fatti nel giornale di bordo. Da questa traduzione ‘Web Log’ sviluppa il concetto di diario in rete, resa ancora più interessante dal legame con la navigazione (navigare in rete). Ambiguità semantica che non può essere facilmente risolta. Ripercorrendo il pensiero generativo di Tim Berners-Lee la pagina Web sembra più un muro dove inserire degli avvisi (o post) per facilitare la comunicazione non fisica (in rete) su argomenti condivisi che un diario.
7 Il sostantivo Web nasce dalla contrazione della frase 'World Wide Web' identifica tutte le risorse che possono essere raggiunte mediante il protocollo HTTP.  
8 Faccio ammenda spesso su Wilfing Architetura ho attribuito la paternità di primo blogger a Jorn Barger vedi qui, qui e qui. La pagina Web che testimonia la nascita del termine Weblog (qui). 
9 Post dall'inglese affiggere è un messaggio 'affisso', inserito, su una pagina Web. I messaggi spesso non sono semplicemente testuali. 
10 Tunku Varadarajan, Happy Blogiversar, The wall street Jornal, 14 luglio 2007(qui). 
11 Tom Wolfe, Maledetti architetti, Bompiani, Milano, 1988.  
12 Rose Aguilar, Gates endorses 24 Hours of Democracy, CNET News, 23 febbraio 1996 (qui).  
13 Dave Winer, The Blackout, 8 febbraio 1996 (qui)  
14 Paul Festa, Blogging comes to Harvard, cnet news, 25 febbraio 2003 (qui) 
15 Richard Darkins (Biologo evoluzionista) risponde alla domanda dell'anno 2010 'HOW IS THE INTERNET CHANGING THE WAY YOU THINK? - L'uso della rete ha cambiato il nostro modo di pensare?" della rivista online Edge (qui). Alcune risposte sono state pubblicate sul settimanale, Internazionale, n. 831, 29 gennaio/4 febbraio, pp. 34-41. (Leggibile qui).  
16 Peter Merholz, Play With Your Words, Blog peterme, 17 maggio 2002 (qui). 
17 Una mail tra John Baker e Meg Hourihan dove si ricostruisce l'invenzione del termine blog e si dice che il 22 giugno del 1999 fu registrato il marchio 'blogger' (qui).  
18 Marco Rinaldi mi aveva segnalato questa notizia (qui). Judith Newmark, Repertory Theatre di Brad Graham muore, St. Louis Post-Dispatch. 4 gennaio 2010 (qui).  
19 Brad L. Graham, 'Friday, September 10, 1999', 10 settembre 1999, Blog Must See (qui). In realtà il termine blogosfera cominciò a essere usato grazie a William Quick attraverso un commento informale: Copykitten, 5 gennaio 2002, Rationales for an Irrational World, (qui).